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L’Arte vista da Emilio Campanella: Paolo e Benedetto Veronese

di Emilio Campanella

 

 

 

 

Con rassicurante puntualità, negli ultimi mesi, le Gallerie dell’Accademia di Venezia, propongono ed espongono importanti restauri di arte antica. Mesi fa fu il cosiddetto trittico ricomposto di Andrea Pennacchi di cui parlai a suo tempo. Ora, e sino al 17 settembre, nella stessa sala, due opere provenienti da S.Pietro di Murano e restaurate grazie a Venice Heritage con il sostegno di Bulgari. I due dipinti: S. Girolamo nel deserto e S.Agata visitata in carcere da S.Pietro, furono commissionati per una cappelletta nel giardino del convento di S.Maria degli Angeli. Durante i rivolgimenti fra la fine del settecento e la prima metà dell’ottocento, il piccolo edificio venne raso al suolo, ed oggi del convento rimane soltanto la chiesa, ma già da quei tempi le due tele vennero portate in S.Pietro. Soffrirono da sempre a causa dell’umidità dell’edificio originario ed anche successivamente la situazione non migliorò di molto, tanto che al nuovo, accurato restauro va il merito di aver rimosso materiali accumulatisi nel tempo, e che provocarono danneggiamenti non da poco – vero è che già nei primi anni le suore del monastero lamentarono il deterioramento delle opere a causa del clima della cappella dove il S.Gerolamo doveva essere posto sull’altare, per ammirazione e devozione dei fedeli, S.Agata sopra la porta, e visibile all’uscita.

Esposti ora garantiscono una fruizione perfetta per altezza, distanza, illuminazione ideale, in modo che il pubblico possa goderne al meglio seguendo sui pannelli informativi la loro storia. Come si sa S.Gerolamo è sempre stato un santo molto amato per la sua storia, la sua cultura, per l’aver tradotto in latino la Bibbia, per le leggende affettuose che gli hanno conquistato la simpatia popolare. Confesso che quando andai a Betlemme nella Basilica della Natività, sceso nella cripta vidi a stella metallica che indica il posto in cui giaceva Gesù Bambino, e riconobbi il luogo dalle foto dei libri di scuola delle elementari, e questo mi fece sorridere come di una simpatica leggenda, ma quello che mi emozionò fu la targhetta indicante il posto delle meditazioni di S.Gerolamo, lui, sicuramente meno leggendario!

Tornando a Veronese, la bella pala ci presenta il santo come un bel vecchio forte, in un paesaggio, poco più che una scenografia piatta, peraltro, che non ha nulla dell’aridità del deserto siriano della Calcide, ma è più adatto nella sua verdeggiante rigogliosità ai devoti che lo avrebbero ammirato. S.Agata è attribuita al fratello di Paolo Veronese, Benedetto, anche se testimonianze antiche parlerebbero della mano di Paolo per le teste, peraltro, bellissime. Comunque il quadro ha un impianto equilibratissimo, con le tre figure, l’interno del carcere con il lume cui risponde quello dell’angelo, il pasto frugale della santa su una mensola, lei che copre lo scempio del povero corpo, con un’elegantissima stoffa… Morente, torturata, ma sempre nobildonna, ed in questo la scuola veronesiana non si smentisce, coniugando l’estrema eleganza al pathos al rigore morale dei personaggi, santi, certo, ma molto umani e membri dell’alta società.

L’importante restauro ha compreso le decoratissime cornici tardo barocche, quasi eccessive, data la serietà delle opere sacre che contengono. Questa mostra sarà, nel prossimo ottobre, alla Frick Collection di New York.

Un’ agile ed accurata pubblicazione relativa, è stata edita da Marsilio. Sempre alle Gallerie del’Accademia sarà aperta, solo fino al 3 settembre, la bella mostra: Philip Guston and the poets, di cui ho già ampiamente parlato al momento della presentazione e che consiglio nuovamente.

 

 

(8 giugno 2017)




 

 

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