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Werner Bischof, Fotografie 1934-1954 Alla Casa dei Tre Oci, l’Arte vista da Emilio Campanella

di Emilio Campanella

 

 

Werner Bischof, Fotografie 1934-1954 Alla Casa dei Tre Oci della Giudecca di Venezia, è un’ampia retrospetiva del fotografo svizzero aperta fino al 25 febbraio 2018. Sui tre piani del palazzo si estende l’esposizione di 250 immagini scelte dal curatore, il figlio Marco Bischof, venti delle quali, riguardanti l’Italia, inedite. La manifestazione per celebrare il centenario della nascita del fotografo zurighese, prematuramente scomparso nel 1954 in un incidente stradale sulle Ande, il 16 Maggio, nove giorni prima di Robert Capa, morto invece in Indocina.

Se Capa fu fondatore dell’Agenzia Magnum, Bischof, entrò a farne parte nel 1949, anche per i motivi morali che caratterizzavano il suo lavoro rigoroso e lontano dallo scoop. Basta percorrere le sale, scorrere le immagini alle pareti, per rendersi conto dell’importanza dell’aspetto umano al centro della composizione dell’immagine di Bischof. Questo è evidentissimo in quelle riguardanti l’immediato dopoguerra di vari paesi europei, in ginocchio dopo l’immane conflitto: Italia, Grecia, Germania, Romania, Ungheria, Polonia. Una piccola sala del piano terreno, è dedicata ai provini, e sono da guardare uno per uno siccome il periodo è il medesimo delle immagini appena viste, ma sono in grande numero e riprendono i temi precedentemente incontrati approfondendone le scelte estetiche, drammatiche, umane ribadisco.

Al secondo piano: Neorealismo, Italia 1946; sono qui gli inediti cui ho accennato, ed è un’italia poverissima, una miseria diffusa dal sud al nord, come avevamo già visto anche precedentemente. Io, genovese, non riconosco scorci di vicoli, discese al mare, abitati da persone poverissime, ma anche da bambini altrettanto poveri, ma pieni di vita e di forza, quella che Bischof sottolinea su tutti i volti infantili, come prova di una speranza nel futuro e di ripresa dopo le tragedie. Allo stesso piano un’ampia scelta di fotografie a colori del Nord e Sudamerica. La ricerca formale è spiccatissima, ma mai fine a se stessa, i cromatismi sono ricercatissimi, così come le composizioni dalle geometrie molto evidenti.

Al primo piano il Fotogiornalismo ed i viaggi in Asia del 1951-1952: il Giappone, la Corea, l’Indocina, l’India, il Kerala, la Cambogia, Hong Kong. In tutte queste fotografie, una ricerca dei contrasti fra tradizione e tentativo di modernità, di comportamenti in contrasto con con un mondo, tante volte, ancora arcaico. Un esempio per tutti, l’India fra danze tradizionali come il Barata Nathyam, le prove e la scuola del Kathakalj, l’industrializzazione, la miseria estrema, la profonda spiritualità, e poi l’Indocina ed il suo dramma. La Corea, dove il dramma ancora dura.




 

(23 settembre 2017)

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