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L’Arte vista da Emilio Campanella: Tesori dei Moghul e dei Maharaja a Venezia fino al 3 gennaio

di Emilio Campanella, #Venezia

 

 

A Venezia, Palazzo Ducale, fino al 3 gennaio 2018, una scelta di oggetti preziosissimi da The Al Thani Collection (Qatar). Duecentosettanta pezzi, dal XVI al XX secolo divisi in sette sezioni ed ospitati nella Sala dello Scrutinio, nella giusta penombra che evoca mistero ed ovviamente, sfarzo, grazie a luci sorvegliatissime che valorizzano il riflesso e lo sfavillio di pietre mirabolanti ed anche di grandi dimensioni. Insieme ai gioielli, ai diademi, ai colliers, anche una magnifica scelta di oggetti in giada “bianca” del XVI sec. ed una nutrita gamma di pugnali dall’impugnatura, sempre nella stessa pietra, che sono vere e proprie raffinatissime sculture. Non si può non nominare il ciondolo che ha l’onore di rappresentare l’esposizione: una perla di forma irregolare e di grandi dimensioni montata con oro, diamanti, rubini, smeraldi, zaffiri, vetro, smalto, lacca, a raffigurare, probabilmente un dio serpente. Il lavoro è indiano, datato fra il 1575 ed il 1625, e s’ispira molto al gusto barocco europeo.

Il percorso espositivo accenna un certo trattamento fra tematico e cronologico, in modo da contestualizzare provenienze, stili ed epoche diverse, accomunate dal lusso sfrenato. La mostra, che ha già toccato il Metropolitan Museum of Art di New York nel 2014, è stata poi a Londra, Parigi, Kioto, ed ora Venezia, unica tappa italiana, per il suo secolare legame con l’oriente, e che sarebbe un po’ il pretesto per giustificare il suo allestimento nella sede del potere della Serenissima Repubblica, in Palazzo Ducale. Se non fosse lo sforzo per la vista, fra penombra suddetta e riflessi che ribadisco, alcuni, tali da giustificare degli occhiali scuri…  La visita sarebbe di tutto riposo. Certo, ci sono oggetti di grande pesantezza estetica, non solo per il peso specifico o le dimensioni delle gemme, ma proprio per il gusto sovraccarico, e questo in pezzi antichi, come moderni.

Sicuramente non aiuta il tipo di scenografia creata e che affianca l’estetica, diciamo così, di certe catene di negozietti monocolore, che impazzavano negli anni ottanta dello scorso secolo, e proponevano gioiellini a prezzi molto contenuti, ad una proposta semi architettonica in quello che è stato creato come una specie di grande abside, il quale molto ricorda lo stile di certi grandi negozi di cristalli sfaccettati centro europei.

Skira ha pubblicato un catalogo di grande peso, ed altrettanto grande prezzo, ma la visita alla mostra è compresa nel costo del biglietto del Palazzo.

 




 

(11 settembre 2017)

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