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70ª Mostra del Cinema di Venezia, Xavier Dolan balla con un omofobo

Venezia 70 - 04 Tom a' La fermedi Emilio Campanella

TOM A’ LA FERME di Xavier Dolan, produzione franco-canadese, in concorso per VENEZIA 70. Tom alla fattoria ci arriva a causa del suo “amico” Guy, morto non sappiamo in quali circostanze. La madre Agathe, pare molto scossa, il fratello bellissimo, Francis, uomo violento ed evidentemente sadico, gli fa capire nottetempo chi comanda, imponendogli comportamenti irreprensibili, anche perché sapendo tutto del rapporto segreto fra il fratello e l’ospite non vuole rischiare scandali… Intanto gli rompe gli occhiali, già un bel segnale.

Al funerale Tom non pronuncerà, preso da una sorta di afasia, l’orazione funebre promessa. I guai aumentano. Viene picchiato pesantemente da Francis, guarda caso, in un cesso… Ci ricorda nulla? Rientrando alla fattoria potrebbe fuggire, ma invece pensa ai bagagli, e così si trova invischiato, tiranneggiato, brutalizzato in quell’atmosfera morbosa. In un momento di nostalgia Francis gli parlerà di corsi di tango e di danze in pubblico, con il fratello, per attrarre le ragazze… See…!

Danzeranno malissimo un tango e verranno ” sorpresi ” dalla tirannica Agathe, ed avranno l’atteggiamento dei ragazzini sorpresi con le dita nella patta, ooppss!!! nella marmellata!!! Siccome l’auto di Tom è stata resa inservibile, il poveretto, schiavizzato, in un momento di lucidità chiede aiuto ad un’amica che arriva dicendo di essere la fidanzata del defunto.

Francis non la beve, Agathe, sembra di sì. Sarah è grintosa e mette i rapporti in chiaro fin dall’inizio con il violento di questa storia, salvo poi farselo, pare. Questo aiuta Tom a riprendere un barlume di coscienza. Una mattina si sveglierà con la casa vuota e tenterà una fuga volutamente molto maldestra.

Verrà raggiunto da Francis, ma riuscirà a sfuggirgli saltando sulla sua auto e lasciandolo nella polvere. Fine, forse, sino al prossimo episodio, anche peggiore.

Come nei romanzi di De Sade, quando l’autore demiurgo decide, tutte le porte sono aperte, gli aguzzini distratti, le strade deserte di minacce, sino al momento in cui la vittima incontrerà un “salvatore” che si rivelerà peggiore dell’aguzzino precedente! Regia passabile, attori discreti, ambientazione credibile, musica assordante, solo ci si chiede quale genere volesse affrontare il regista: il dramma psicologico, l’analisi sociologica, il cinema dell’inquietudine e della minaccia, un film dai risvolti sanguinolenti e quasi horror?

Non lo si è capito, e neppure il motivo di metterlo in concorso, ovviamente!

 

 

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©emilio campanella 2013
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