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Le interviste di Bo Summer’s: Stefano Piedimonte, o dell’ossessione per il Grande Fratello

di Bo Summer’s   twitter@fabiogalli61 

Stefano Piedimonte è nato nel 1980 a Napoli e si è laureato all’università “L’Orientale”. Ha lavorato per quotidiani, settimanali e trasmissioni televisive occupandosi principalmente di cronaca nera. I suoi racconti sono pubblicati su Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano, Satisfiction, Corriere del Ticino. Per Guanda ha scritto il romanzo “Nel nome dello Zio”. Il suo ultimo romanzo appena uscito in libreria: “Voglio solo ammazzarti”, sempre per Guanda, è il secondo capitolo della saga dedicata allo Zio, un camorrista napoletano ossessionato dal Grande Fratello.

Ringrazio l’autore per la disponibilità nel rilasciarmi questa intervista [che intervista non sarà], toccheremo alcuni argomenti senza chiedere ma in una sorta di colloquilità che mi va di costruire, con semplici frasi “rubate” in modo da accendere un piccolo discorso, una specie di intento alla narrazione. Stefano permttendomi il gioco, lascerò che ai miei punti di sospensione possa proseguire raccontandosi e raccontandoci.

La paura parrebbe avere ceduto il posto alla rabbia. E contro la criminalità i cittadini hanno cominciato a difendersi da soli. In una sorta di deriva. E le Istituzioni… Evidentemente latitano, come i criminali. Pensano al “lungomare liberato” e a tante altre amenità, mentre la città sprofonda. Ora la questione “terra dei fuochi” ha conquistato la ribalta nazionale. Quando i miei ex colleghi, anni fa, andavano nelle discariche abusive fra Napoli e Caserta, fotografando, respirando i fumi tossici e sprecando litri di inchiostro sulle pagine della stampa locale, nessuno si è mai scandalizzato.

Stefano Piedimonte

Di come sia facile rubare pezzi di opere d’arte dal sito archeologico patrimonio dell’Unesco. La negligenza che regna tra l’indifferenza delle Istituzioni… Appunto. Quello è un altro scandalo che dovrebbe riguardare tutta la nazione, non soltanto i nostri amministratori locali, anche perché questi ultimi non hanno ancora dato prova di possedere le competenze necessarie.

Mode al contrario. Giovanotti dalle facce immacolate, col padre chirurgo e la madre insegnante, girano impenitenti con indosso magliette che portano l’effigie di narcotrafficanti. Lo stragista dei Casalesi, Giuseppe Setola in manette, invece, sfoggia le griffe del made in Italy… Sì. C’è questo gioco a emularsi reciprocamente. Solo che mentre un camorrista che emula un borghesotto può perfino strappare un sorriso, un figlio di papà che indossa la t-shirt con la faccia di Pablo Escobar può strappare, al limite, solo un paio di schiaffoni.

Rubano l’acqua salata con le autobotti. E la rivendono ai pescatori. A Vigliena, Portici o altrove. C’è pesce da vendere. C’è voglia di aroma. Spigole al diesel e vongole al Paraflu… I “ladri di mare”, sì. Ne parlo nel mio nuovo romazo, “Voglio solo ammazzarti”. Gennaro Marelièr, che appunto è un “sommelier del mare”, fa questo di prefessione. Gennaro è un personaggio inventato, ma il suo lavoro no, non è inventato.

Bisogna allontanare le giovani leve da un contesto familiare marcio… Mi sembra il minimo. Se un ragazzo trascorre quattro ore della propria giornata con gente pulita e onesta, in mezzo ad altri ragazzi, e giocano insieme, e imparano a vivere da persone civili, poi però ne trascorre venti in compagnia di una famiglia di delinquenti, il risultato non è che ci voglia tanto a indovinarlo. Il problema è che oggi lo Stato è più impegnato a dibattere sul sesso dei genitori (uomo o donna? Genitore uno o genitore due?) che sulla loro consistenza morale. I nostri politici sono dei pagliacci, quando non sono dei criminali. Il punto è che sono stati eletti dal popolo. La democrazia, non sono io a dirlo, ha pure i suoi inconvenienti.

L’impegno della scuola su questo fronte…  Esistono insegnanti molto attivi, persone che oltre ad avere un lavoro hanno anche una vocazione. Chi va in aula a fare la lezioncina, magari snocciolando programmi vecchi di cinquant’anni e ammorbando l’uditorio intero, produce danni incalcolabili. Quelli con la vocazione li riconosci subito: ti fermano alle presentazioni, ti dicono “verrebbe a conoscere i miei ragazzi”? E tu, ovviamente, rispondi “sì, ci vengo”. Le scuole sono i posti più belli in assoluto, per parlare di libri. Sei circondato da persone curiose, che magari ridono e sghignazzano, ma va bene così: alla fine, se gli piace, ti stanno a sentire. Anche se nel frattempo chattano su WhatsApp.

Il giornalismo deve riscoprire il suo valore nel racconto dei fatti… Il giornalismo deve riscoprire il valore dell’approfondimento. Le notizie di cronaca, i fatti puri e semplici, così come sono accaduti, la gente li legge nei siti internet, li guarda alla tv. Lo fa da tanti anni, ovviamente, non da adesso. Fateci caso: a volte capita che alcuni giornali aprano la prima pagina con una notizia già data dal loro stesso sito internet il giorno prima.

Poiché “i boss sono spesso personaggi ridicoli, goffi che non hanno nulla di eroico né di affascinante, anzi”… Per un narratore sono assolutamente affascinanti. Sono l’icona della stupidaggine. Ridicoli fuggiaschi che camperanno il tempo di un battito d’ali, per poi finire in cella, o latitanti, o ammazzati. Solo un cretino potrebbe scegliere una vita del genere.

“Non sono uno scrittore anti-camorra, sono un cittadino anti-camorra… preferisco una letteratura fine a se stessa, che racconti storie senza secondi fini”… Certo. Non esistono gli scrittori “pro camorra”, di conseguenza non esistono gli scrittori anticamorra. Siamo tutti anticamorra. Dobbiamo esserlo. E dobbiamo esserlo come cittadini, prima ancora che come scrittori. Lo scrittore è uno scrittore e basta, è una creatura che quando poggia la penna sul foglio diventa assolutamente amorale.

Prima di Roverto Saviano, i suoi tre libri, il film “i libri che trattavano di criminalità organizzata restavano invenduti sugli scaffali delle librerie. Saviano è stata la svolta” ma ci sono diffenze fra la scrittura di Piedimonte e quella di Saviano… Hai voglia. Innanzitutto Roberto è bravissimo e io no. Poi lui fa un lavoro allucinante per scrivere i suoi libri. Fidatevi di uno che lo conosce bene: il lavoro di raccolta delle informazioni, di verifica delle fonti, il lavoro sulla scrittura stessa, è qualcosa di maniacale. Chi ha letto ZeroZeroZero saprà bene che Roberto è addirittura migliorato, rispetto ai tempi di Gomorra. La sua scrittura è addirittura maturata, si è affinata. Solo così riesci a tenere il lettore incollato alla pagina pur narrando di cose apparentemente (ma solo apparentemente) distanti da lui.

Il presenzialismo, nei media, giova ad uno scrittore… Non è detto. Esporsi significa mettersi su un palco, mettersi a ballare sul cubo quando vai in discoteca. La gente ti vede, ti valuta, ti soppesa. Se sai ballare, se ti muovi bene, dopo ti chiede il numero di telefono. Se non ci sai fare, allora ti ridono dietro. La tua esposizione diventa un boomerang, ti danneggia, e può perfino annientarti.

 

 

 

 

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