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Festival Internazionale del Film di Roma, grandi film e profonde emozioni

Festival Cinema di Roma 2013 Logodal nostro inviato Alessandro Paesano  twitter@ale_paesano

Cominciamo da Acrid (t.l. Agro) (Iran, 2013) di Kiarash Asadizadeh, presentato in concorso,   racconto lucido e doloroso di alcune donne iraniane, mortificate da un velo che non impedisce loro di uscire di casa ed eccellere in campo lavorativo. Lì ogni singola personalità sa imporsi quando necessario. Tutte invece soccombono nel privato dove i mariti o futuri tali le spengono e tarpano loro le ali, prima ancora che tramite  i soprusi ma(s)chisti che passano anche attraverso la violenza, con la loro essenza di uomini piccoli, gretti, violenti e vigliacchi.

Un racconto scevro di pietismi che mostra l’umanità degli uomini (nel senso di normalità, tradizione, caratteristica comune) e il limite consustanziale del loro spessore esistenziale, mentre le donne, si arenano loro malgrado a una esistenza infelice per amore, per illusione, perché comunque soggiogate e vinte.Alessandro Paesano 00
Senza raccontare situazioni liminali ma agre come il titolo proprio nella loro consuetudinarietà, i personaggi maschili e femminili del film sono schiacciati da una morale comune che impone il matrimonio riparatore  a una coppia che non si ama e che infatti si augura cordialmente l’uno la morte dell’altra, impone il nubilato alla segretaria di un ginecologo perché le donne sposate hanno altro cui dedicarsi e dove il sesso prematrimoniale può essere riparato solamente dal matrimonio.

Tra donne che tornano a fianco del marito nonostante le percosse, perché quello è il loro posto e fidanzate che si disperano perché il ragazzo che le ha portate a letto fa sesso anche con altre, il film mostra claustrofobicamente la mancanza di spazio per queste donne, per tutte le donne,  costrette nell’impossibilità di una autoespressione che non le costringa in un ruolo subalterno. E anche la fidanzata sedotta e tradita che torna a casa trova ad aspettarla  un padre.

Con una splendida, angosciosa fotografia livida Acrid ci restituisce con uno sguardo spietato una realtà come quella Iraniana contemporanea solo in alcuni elementi esteriori differente da quella nostra occidentale, e italiana.
Perché il mondo è ancora degli uomini e tutto il mondo è paese.

Festival Cinema Roma 2013 -17 Sorrow and JoyDopo aver letto nel programma che il film danese Sorg og glæde (t.l. dolore e gioia) (Danimarca, 2013) di Nils Malmros, presentato in concorso,  racconta di una madre che, in preda a un raptus psicotico,  uccide la figlia di 9 mesi, mi sono chiesto che senso avesse vedere un film del quale si consoce già l’elemento centrale della trama. Invece questo infanticidio anche se costituisce il cuore della storia raccontata è solo la causa scatenante della trama di un film che si muove su diversi livelli narrativi.  Ambientato negli anni 80, racconta i giorni successivi all’infanticidio quando Johannes, padre e marito di Nils, cerca di aiutare la moglie che è stata ricoverata in manicomio.

Lavorando con uno psichiatra forense  che deve decidere le sorti della donna, il marito gli racconta la sua storia con Nils, che vediamo in dei flashback, ai quali si alterna il presente nel quale il film ritrae la reazioni delle famiglie della coppia. Scopriamo così che Johannes è un regista cinematografico, i cui film raccontano la perdita dell’innocenza di personaggi adolescenti. Ne vediamo così alcune scene sia nel momento della loro realizzazione sia in quello del montaggio. Nils segue il lavoro del marito e si diverte che Johannes metta nei suoi film alcuni brani della sua vita adolescenziale ma ben presto si ingelosisce delle giovanissime protagoniste dei suoi film   specie quando Johannes va a Berlino per il festival del film con una di loro. Ogni flashback è analizzato e commentato dallo psichiatra per cui nonostante gli atteggiamenti psicotici di Nils, il film sottolinea come  la gelosia della donna non fosse del tutto infondata. Sono le dinamiche relazionali che hanno indotto Nils a un gesto ingiustificabile e coinvolgono il marito e anche i genitori della donna.

Nel finale ambientato nel nostro presente Johannes e Nils sono ancora una coppia che si ama. Non hanno avuto altri bambini e lui ha smesso di fare film. Lei lo esorta a farne uno che racconti non più dell’amore non corrisposto ma di come si alimenta e si mantiene un amore vero.  Parlano ancora della loro piccola bambina e Nils chiede al marito se può fare in modo che quello che è accaduto non accada.  Torniamo così agli istanti precedenti la morte della piccola, che nel film non abbiamo mai visto, ma della quale conosciamo dinamiche e modalità ma i titoli di coda interrompono la scena prima che avvenga.

Festival Cinema Roma 2013 -19 QedUno dei tratti distintivi dei film di Nils Malmros una delle personalità più rilevanti del cinema danese è la capacitò di fondere l’invenzione narrativa con elementi autobiografici. In Sorg og glæde l’infanticidio commesso dalla moglie, fatto accaduto realmente,  diventa l’elemento per analizzare il rapporto di coppia e descriverlo individuando le responsabilità (e non le colpe, che è un concetto estraneo alla cultura protestante danese) proprie e altrui trascendendo il dato biografico in un discorso universale nel quale i diversi livelli narrativi (non ultimo le scene dei film che sta girando quando succedono i fatti che si riferiscono a suoi veri film) contribuiscono sinergicamente al procedere di un racconto preciso, attento, minuto, costituendo un esempio di cinematografia impeccabile dal quale abbiamo tutti e tutte molto da imparare sia per chi il cinema lo fa sia per chi lo va a vedere.

 

 

 

 

 

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