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L’11 gennaio 1999 moriva Fabrizio De Andrè

Fabrizio De Andredi Anna Paola Locchi

L’11 gennaio 1999 moriva Fabrizio De Andrè, forse il più grande cantautore italiano di sempre: un poeta, un dissidente, un uomo di profonde visioni.

Amavo la musica di De Andrè fin da bambina, quando mia madre mi nascondeva i suoi lp perché io non ascoltassi Via Del Campo (“via del campo c’è una puttana…”, non si poteva sentire, peccato mortale). Ricordo il mio 17º compleanno, mi regalarono “Rimini”, uno dei suoi album più belli. Poi passò molto tempo ed arrivó “Le Nuvole”, un album straordinario. Poi l’ultimo: “Anime salve”. Indimenticabile il suo “live” con la PFM.

Poi il rapimento di De Andrè e di Dori Ghezzi che l’Anonima Sarda tenne prigionieri dal 27 agosto del 1979 al 22 dicembre dello stesso anno. Un evento che segnerà profondamente la vita del cantautore.

Inviso al potere costituito, non solo a madri falsamente moraliste, De Andrè fu tenuto sotto controllo per molto tempo dai servizi segreti italiani che consideravano pericoloso.

Se ne andó a 59 anni, per un cancro ai polmoni. Chissà cosa ci avrebbe regalato negli anni della maturità artistica.

Discografia (grazie a Wikipedia)

 

 

 

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