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#Vistipervoi, Al Roma Fringe Festival il piacere di ammirare la brava Vera Dragone

Roma Fringe Festival - Vera Dragonedi E.T. twitter@iiiiiTiiiii

Roma Fringe Festival, ancora tanto pubblico in una serata umidissima che minaccia pioggia da un momento all’altro. Tanti giovani, ma anche meno giovani. Alcuni problemi tecnici di troppo. Si inizia alle 20.30 nella suggestiva Villa Mercede di via Tiburtina, accolti dal sorriso di organizzatori e meraviglie all’ingresso che ci consegnano le schede per votare. Ché sarem giurati, poveri noi.

Cominciamo, dicenvamo, con “Amami un po’“, lavoro immaginifico sugli ultimi tre giorni di Marylin Monroe nell’originale [sic] tentativo di chiedersi se davvero la Diva si è suicidata o è stata uccisa più una serie di altre trascendentali domande che lasciano attoniti tutti gli imbecilli che si interrogano magari, invece, forse, o chissà se lo fanno, sul desueto “perché vivo” o sulle sorti di chi non ha da mangiare.

La compagnia delle Indie vive dell’incertissima regia di Michele Di Francesco, che lascia gli attori un po’ a loro stessi, ma ci siamo abituati, sembra che le giovani compagnie che stiamo vedendo pensino che la regia sia distribuire un po’ di movimenti qua e là senza curarsi della cura degli attori che sono invece un meccanismo delicato. Imprecisioni a go-go, senza sottolineare quelle storiche e la completa mancanza della figura del medico legale che stabilisce le cause della morte (è la cameriera a dire alla polizia “Marylin si è suicidata”), ed alcune battute veramente infelici tipo quella che descrive il corpo pulito e composto dell’attrice subito dopo la morte senza segni di vomito o di convulsioni (che sono normalmente provocate dai barbiturici) con “Marylin era una donna speciale”

Sic transit gloria mundi.

Poi la storia scorre secondo le personali credenze del regista ed autore sull’attrice, sul periodo storico, sul comunismo-maccartismo tirato in ballo non si sa perché né come, ed alcuni errori degli attori che chiamano Bob Kennedy prima Bob, poi John, poi Bob o sulla imprecisione dei movimenti (la radio che qualcuno spegne senza che nessuno l’abbia accesa, che poi viene accesa con la seconda manopola, poi con la prima, poi con la terza, e perché non con un battito di mani?).

Per fortuna ci sono gli attori, tra i quale i bravi Marco Martino e Manuel Berardicurti, la brava Lavinia Fiorani e soprattutto Vera Dragone nella parte di Marylin. Sicura e perfettamente a suo agio nella parte, bella ed umanissima nella dimensione sofferente della donna che sa di essere in pericolo.

E’ poi il momento di Mis(s)fit sul quale francamente non sappiamo che dire. Se non complimentarci con le due bravissime attrici. Se non chiederci perché un musicista in scena per suonare debba interagire in qualche modo con le attrici. E infine perché ci siano uomini che continuano a scrivere di donne da un punto di vista maschile mettendo tutto il loro ego in ciò che scrivono. Ma tant’è…Roma Fringe Festival - Petimus Rogamus

Ci divertiamo subito dopo con Petimus Rogamus (foto)di Marco Bilanzone, demenziale ed estremo esempio di grottesco con due manichini in scena, una papessa nana ed un uomo-eroe (perché mai una donna-eroe?) che svela l’inganno del tempo in uno spettacolo divertentissimo – ed assai faticoso per gli attori – che abbiamo amato.

 

 

 

 

 

 

 

 

(13 giugno 2014)

 

 

 

 

 

 

 

 

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