Nops, Nuove Opportunità per la Scena: meno male che c’è #Vistipervoi

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Nops Festival Nogu Teatrodi E.T. twitter@iiiiiTiiiii

Abbiamo avuto la fortuna di essere invitati in qualità di giurati all’ultima edizione di Nops Festival, Nuove Opportunità per la Scena, organizzato da Nogu Teatro e conclusosi il 21 dicembre scorso al Teatro Antigone di Roma, al quartiere Testaccio.

Numerosi, ventuno, i testi scelti per la manifestazione che si è snodata in 5 serate snelle ed agili in un’atmosfera rilassata. C’è l’obbligo da parte nostra di darvi una cronaca il più possibile puntuale ed oggettiva al di là del risultato relativo ai vincitori che – come già era successo al Roma Fringe Festival con “Taddrarite” – ci ha lasciati pienamente soddisfatti. Ci perdonino coloro che non veranno citati. Abbiamo un’età.

Cominciamo con Vertigini testo poco prudente e poco meditato, così come le note relative al lavoro venate di una giovanilistica presunzione che angoscia: nulla di ciò che le note relative allo spettacolo promettono viene mantenuto. L’attore in scena ignora l’abc, si passa continuamente la lingua sulle labbra – è l’emozione, direte voi. Sì, ma è anche un messaggio “altro” rispetto al testo, diremo noi – non sa che esistono le pause. E l’autore-regista-amico non deve avergli detto che vanno rispettate. Aggiungiamo che l’autore riesce a litigare con lo scrivente che si permette di dargli un consiglio su una battuta del testo venata di razzismo. Se questo è il nuovo teatro da domani faccio la sarta.La Danza delle Api, è un’idea fantastica buttata via con sprezzo del pericolo e dell’umana decenza: peccato. Vocifer, lascia aperti molti quesiti, due di questi assai importanti: uno è “E adesso?” e l’altro è “Perché?”.

Elefantiasi, è un interessante lavoro sul tema della violenza sessuale e delle devastazioni psicologiche subite da un’adolescente preda delle turpi attenzioni di uno dei tanti porci che allungano le mani sulle e sugli adolescenti per poi andare in piazza a manifestare contro i matrimoni egualitari. Il testo di Damiana Guerra è molto bello, l’attrice Ornella Lorenzano è brava, la regia soffre di un punto di vista maschile che è il punto debole dello spettacolo. Lo Inferno, presentato da Livingston Teatro, è un magnifico lavoro sul tempo, con due eccellenti attori (Nathalie Bernardi e Claudio Sportelli) in scena, che affronta il tema della morte dimostrandoci come la nostra cultura ci impedisca di confrontarci con essa come parte della vita.

L’Ascensore di Babele è una delle cose più inutili che ci sia capitato di vedere negli ultimi anni, numerose le mani che hanno contribuito lla scrittura del testo: non sempre più teste pensano meglio di una. Idee registiche pregevoli vengono distrutte sul palco da un’incapacità di gestire lo spazio che diventa rumore e crea caos. Nel nome un destino. Inesistente il concetto di “controllo”, parola che gli attori in scena dimostrano di ignorare. Nel cesso di un disadorno motel è un lavoro interessante, venato di una certa omofobia interiorizzata che trasforma una delle attrici in uno stereotipo corporeo della “butch”, quando l’intento era sicuramente un’altro. Anche qui il limite di un regia maschile quando a parlare sono donne, si presenta in tutta la sua drammaticità,.

Il Magellano Torbali Show ci offre 20 minuti di divertimento, con un attore in scena che si diverte. E’ una cosa che si vede sempre più raramente.

Come Eravamo: cinque attori seduti attorno ad un tavolo a ferro di cavallo che riescono ad impallarsi e togliersi la luce sono una cosa che non vedevamo da tempo, non si finisce mai di stupirsi, nonostante – siamo certi – avessero ricevuto precise indicazioni su come evitarlo. Il testo è purtroppo assai prevedibile dall’inizio. Gli attori sono giovani con molto da imparare, prima di tutto il presentarsi in scena con umiltà. Per dare, non per ricevere. Per lavorare e non per farsi vedere.

Karate Kills è un testo divertentissimo di Giovanni Martucci interpretato con brio ed allegria da Cristiano Vaccaro, alle prese con “genitori coglioni” che mandano i figli a scuola di Karate. Godibilissimo. Cancelliamo la storia, ispirato ad un fatto vero scivola via con la qualità che ci aspettavamo. Bravi Valentina Conti e Raffaele Balzano. Nops Festival Nogu Teatro

Infine, Skyzophrenia: un lavoro magnifico, che insegna la semplicità, e ricorda che con quattro strumenti quattro, (anzi, cinque torce e nulla più), si può creare un’atmosfera magnifica, uno spettacolo di eccellente livello, una tensione palpabile tra pubblico e compagnia in scena. E come il Teatro infine, possa vivere la sua lettera maiuscola quando viene affrontato con il rispetto che merita. Bellissimo il testo, che va da solo, scritto da Pietro Dattola.

Quindi i vincitori: 834, monologo di rara profondità interpretato da Sandro Calabrese sul magnifico testo di Francesco Rizzo (se proprio devo fare un appunto mi permetterei di suggerire di togliere l’inflazionato romanesco): ottocentotrentaquattro parole per dire ciò che c’è da dire e nulla più, e L’annunciazione di Pasquale Faraco (già bravo interprete del’interessantissimo ‘A Mulletta storia del femminiello Lucrezia Orgia), ben interpretato – anche se con qualche insicurezza –  da Miriam Capuano, che unisce il perverso gusto popolare dell’osservazione delle presunte mostruosità altrui al disinteresse nei confronti di drammi sociali come le discariche di diossina nei pascoli delle bufale che danno il latte per la mozzarella.

Soddisfatti ribadiamo che per fare il lavoro che abbiamo scelto di fare non serve solo l’ambizione, che è sempre una pessima consigliera, non serve la spocchia, che troppi giovani attori ed autori dimostrano di possedere in misura molto superiore al loro talento (dono che si perde in un attimo quando non è sottoposto a ferrea disciplina); nemmeno serve il denaro – che tanto aiuta a fare le cose con meno  fatica. Occorrono determinazione, capacità organizzative, voglia e cultura. Nogu Teatro, come hanno dimostrato i lavori presentati dai loro attori, unisce tutte queste qualità unite alla voglia di cercare con determinazione un percorso artistico personale e, in ultima analisi, finalmente “differente”.

Non basta avere vent’anni ed essere carini per andare in scena, ma nel mondo della realtà che sta in un selfie (qualcuno sa che “selfie” sta ad indicare l’atto del mastrurbarsi, no?), mentre il quotidiano viene relegato nel mondo delle percezioni fastidiose e favore di una realtà soggettiva spesso devastata dal proprio ego, non ci stupiamo più di nulla.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(22 dicembre 2014)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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