Padova, fino al 31 maggio la mostra “Questa è Guerra”, che Emilio Campanella ci racconta

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Padova Questa è guerra 02 - Beirut Smalldi Emilio Campanella

E se lo dicono loro, dobbiamo fidarci…forse! Cento anni messi a fuoco dalla fotografia. Si tratta di una mostra piuttosto ampia, ospitata nel Palazzo del Monte di Pietà fino al 31 Maggio.

Elegantementeallestitanellafuga di sale del primo piano del palazzo, ècurata da Walter Guadagnini e corredata da una pubblicazione dallo stesso titolo pubblicata da Marsilio.

La lunga corsa nel tempo, dopo un’evocazione della Guerra di Secessione Americana, parte, ovviamente dalla Prima Guerra Mondiale per arrivare ai conflitti attualmente in corso. Questo risulta essere il vero problema: un argomento talmente ampio cui sarebbe occorso uno spazio ed un numero di immagini dieci volte maggiore. E’ stata operata una scelta, ma molto è stato lasciato, ovviamente, da parte, e chiunque potrebbe riscontrare delle inevitabili lacune…Per quanto forte ed inquietante non basta una parete intera ricoperta di funghi atomici per affrontare e neppure scalfire un simile  argomento e problema; certo c’è una bella scelta d’immagini di Capa, altre di Cartier Bresson; sorprendenti le foto di August Sander, a testimoniare il prima ed il dopo i bombardamenti di Colonia; interessanti le foto degli ingressi dei rifugi antiaerei di Padova; avevamo appena incontrato testimonianze dirette della Grande Guerra anche in “giocattoli”  stereoscopici. Quello fu il primo conflitto che abbia avuto testimonianze dirette realizzate dai combattenti stessi. Poi un salto nel Giappone del dopoguerra, e via con l’Algeria, ma anche il Vietnam.

Padova Questa è guerra 00 - Borghese 1916Un po’ si privilegia la “foto dal vero” ammesso che esista, un po’ la “ritrattistica” di testimonianza, con scelte non poco ricercate. E qui si crea un contrasto fra l’ordine cronologico seguito ed uno tematico non dichiarato, ma talvolta molto evidente.

Due magnifiche foto di Gabriele Basilico, di Beirut del 1991. Poi  la serie Ricerca di Identità di Ziah Gafic, fortissima, che ha fotografato in primissimo piano oggetti recuperati dalle fosse comuni della Bosnia Erzegovina utili per tentare di identificare le vittime. E poi si è già alla fine e c’è un po’ di tutto ed anche molto importante, ma molto di niente, si potrebbe dire, perchè chiunque come accennavo potrebbe contestare carenze ed esclusioni opinabili…

Sempre meglio contenere le argomentazioni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(28 febbraio 2015)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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