Venezia, al Teatro Goldoni “Fratto X”, #Vistipervoi

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Rezza Mastrella Fratto X - 00di Emilio Campanella

“Fratto X”, al Teatro Goldoni di Venezia per sole tre recite (ultima recita 28 febbraio), il lavoro della Compagnia Rezza Mastrella, con l’ipercinetico Antonio Rezza ed il simpatico, lunare Ivan Bellavista in un habitat di Flavia Mastrella. Lo spazio scenico viene trasformato continuamente dai movimenti degli attori che agiscono delle larghe strisce di stoffa, a momenti fissata al palcoscenico, morbida, elastica ed estremamente reattiva alla luce ed a formare molto spesso una X, appunto.

Ci sono altri trabiccoli totemici su ruote o sospesi e rotanti a discrezione del movimento che vi si imprime. In tutto questo i tormentoni ed i racconti deliranti ed affastellati, reiterati ed ammiccanti con Rezza che fa delle “domande di controllo” al pubblico per saggiarne l’attenzione, ma non necessariamente in attesa di un vero riscontro, da bravo attore sadico. Le storie fanno pensare anche a Campanile, nella loro geniale follia, altre volte sono racconti efferati e dissacratori, provocatori, romanzi minimi, tragedie lampo, come se ne conoscono sì, ma con una cifra speciale quasi da sindrome di Tourette… Mostrata, ovviamente!

Certo la voce microfonata perde sempre di profondità spaziale, ed il gioco fra Rezza e Bellavista, in cui è il primo a dire le battute di entrambi, sempre divertentissimo, un po’ perde del suo effetto a causa dell’artificio: genialmente logorroico, clown “anfetaminico” si può solo amare alla follia o detestare, ma non lascia certo indifferenti, come quei poveri abbonati che speravano di svignarsela alla chetichella e sono stati inseguiti da bordate esilarantissime di anatemi semi biblici!

Lo spettacolo della prima si svolgeva anche per gran parte in sala, e non solo per le provocazioni che provenivano dal palcoscenico, ma anche per le risate ululanti che in certi momenti facevano perdere le battute, ed all’inizio, un’interessante monologo in quinta, praticamente ridotto ad una eco lontana a causa dell’ilarità intemperante( provocatoria? Confesso di non essere riuscito a decifrarla a fondo), ma certo, contagiosa. In un modo o nell’altro l’atmosfera si è scaldata e il divertimento e la disponibilità del pubblico si sono fatti sempre più evidenti, fino alla fine dei cento minuti decretata da Rezza in maniera categorica, a parte poi fare “il matto” per un po’ ancora e correre e saltare così da scaricare l’energia ch’era rimasta inutilizzata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(28 febbraio 2015)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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