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“1992”, tra sceneggiatori col singhiozzo e le paresi facciali di Stefano Accorsi

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1992 - 04di E.T.  twitter@iiiiiTiiiii

Confessiamo che la visione del nono e decimo episodio di “1992”, in onda lo scorso 21 aprile, è stata assai difficile per questo povero cronista che ha scelto di raccontarla a chi non la voglia o possa vederla. Due episodi così raffazzonati, dal punto di vista della sceneggiatura, da far star male, con la ricerca affannosa di colpi di scena che devono tenere in piedi la storia perché se devi romanzare la realtà devi inserire per forza cose che non stanno in piedi?

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Esempi: il personaggio interpretato da Stefano Accorsi uccide un uomo, qualche sequenza dopo si ubriaca come un pazzo, confessa in preda all’alcool il suo omicidio ad una sconosciuta in un locale notturno, qualche sequenza dopo si buca e due minuti dopo di tutto questo non c’èe più traccia, né drammaturgicamente né psicologicamente. Complimenti al regista.

Una partita di plasma infetto (hiv) viene intercettato, poi scompare, poi si apprende che è stata la presidente della società che pratica l’orrendo traffico a farlo sparire, collegamenti drammaturgici tra le azioni nessuno. Tutto è raccontato da quella che si supporrebbe essere la bravura (bravuraaaaaa?!?!?!?!!!) degli attori.

La maratona finisce. La nostra pazienza anche. Non esiste profondità psicologica nei personaggi di “1992”: per raccontare un anno scellerato di è scelto – scelleratamente – di cancellare le emozioni tanto da far spiccare solo due personaggi nella storia, il politico leghista e la sua modella-fidanzata, interpretati con bravura da Miriam Leone e Guido Caprino. Il resto è noia, vuoto, incapacità tra noia e prevedibilità.

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(22 aprile 2014)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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