Home / ARTEMOSTRE&ALTRO / Gender PocuFilm Fest: ci si chiede a chi serva la rassegna che si è chiusa il 29 agosto

Gender PocuFilm Fest: ci si chiede a chi serva la rassegna che si è chiusa il 29 agosto

Gender DocuFilm Fest 2015 - Virgindadedi Alessandro Paesano  twitter@Ale_Paesano

 

 

 

Finale in sordina per la sesta edizione del Gender DocuFllm Fest che ha presentato gli ultimi due titoli entrambi molto poco legati al gender limitandosi a registrare i sogni e i desideri delle persone non etero.

Virgindade (e NON Virginidade, come riportato nel programma ufficiale) (Brasile, 2014) di
Chico Lacerda è un divertissement diaristico che vede il regista – narratore (sua la voice over nel corto) ricordare le varie prime volte in cui ha sperimentato il proprio  omoerotismo: la prima volta che si è scoperto eccitato guardando un uomo, il primo genitale maschile visto al cinema, le prime sperimentazioni sessuali coi compagni di scuola…  Il tutto raccontato da una voce che parla su immagini cittadine di routine, di traffico, attesa di autobus e così via. Tra queste serie di immagini altre serie di immagini ci propongono di sederi e organi genitali di uomini e ragazzi dei quali non vediamo mai il volto…

Un modo personale e personalistico di raccontare solo una parte dell’orientamento sessuale, quella della sfera sessuale sganciata da quella relazionale, affettiva e sociale. Assao poco per testimoniare l’omoerotismo qui mutilato, proprio come decapitate sono le immagini dei ragazzi  e degli uomini proposti come mamma li ha fatti.

In ogni caso, dov’è il gender?

Di Lei Disse Sì (Italia\Svezia, 2014) di Maria Pecchioli abbiamo già avuto modo di parlarne in occasione della proiezione ufficiale romana avvenuta a novembre dello scorso anno. Il documentario racconta la vita borghese di due giovani professioniste che, grazie anche alla disponibilità economica, riescono a sposarsi all’estero visto che in Italia il matrimonio tra persone dello stesso sesso non è consentito.
Documentario tradizionale che fa confusione tra orientamento sessuale e identità di genere (per cui ancora si conciona di donne lesbiche naturalmente propense a giocare a calcio… per un festival sul genere non c’è male!) Lei disse sì conclude una selezione che conferma l’abiura della mission originaria del festival di Nazzaro che quest’anno annaspa in una programmazione timida e laconica.

Timida perché nessuno dei film proposti sembra affrontare alcun punto di vista degno di nota sull’identità di genere  o sull’orientamento sessuale.
Laconica perché i documentari scelti da Nazzaro si attestano su una certa pavidità politica chiudendosi in un particulare delle vite private che vi si raccontano, dove non c’è posto per il rapporto con le altre persone, con quella vita pubblica che è il vero agone dell’emancipazione delle persone non etero.

E’ nella visibilità uno dei nuclei dell’inclusione non nel  racconto intimista del proprio privato, che resta celato al pubblico  e, in quanto non visibile, non davvero politico.

Non che il privato non sia politico, beninteso. Al contrario.
Ma  lo sguardo offerto in questi documentari non propone un privato a uso e consumo di altri, ma spinto solamente dall’egotismo di voler lasciare un segno di sè, è a uso e consumo del proprio io, non per la possibile spendibilità politica di questo racconto, a meno che non sia un spontaneo effetto collaterale.

D’altronde il gusto estetico col quale Nazzaro ha scelto questo documentari sembra caratterizzato dall’equivoco epistemologico che la registrazione video sia una testimonianza di per sé, che dica la verità perché è un calco della realtà quando, e non potrebbe essere altrimenti, è sempre una ricostruzione. Il cinema, anche quello documentario, propone sempre un modello interpretativo di realtà e non riporta mai la realtà così com’è.

Viene da chiedersi a chi serva un festival così concepito che programma all’interno di una manifestazione ricreativa e commerciale come il Gay Village, una serie di film che non si distinguono certo per la necessità di esser visti né per la caratura artistica né per quella politica come pure, nelle edizioni passate, ha saputo fare.

Nel momento in cui scriviamo e pubblichiamo questo articolo non siamo ancora riusciti a risalire ai film vincitori (sì, ci sono),  non avendo ricevuto nessuna comunicazione in proposito, dei quali vincitori vi daremo conto quando ne sapremo di più.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(31 agosto 2015)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

©gaiaitalia.com 2015 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

Facebook Comments

Comments

comments

gaiaitalia.com

Questo sito utilizza cookie per le proprie funzionalità e per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne clicca su "leggi di più". Questo sito utilizza cookies di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. leggi di più

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi