di Giorgia Trinelli
L’arte di Matteo Pugliese unisce la bellezza dei corpi e la concretezza del pensiero e dell’azione artistica. Arte come artigianato, diversità di ricerca, di tecnica, linguaggio e materia che definiscono un artista versatile e complesso. Modello antico, immaginario fantastico e attuale, concreto e materico.
Matteo Pugliese, scultore di attualità, scultore di espressione di disagio, artigiano nella versatilità dei materiali e dei soggetti, nella capacità di plasmare entrambi. Pugliese stravolge le proporzioni e i canoni classici pur rimanendone, per plasticità e tecnica, schiavo.
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Corpi possenti, arti grandi, visi e sguardi consapevoli, ma anche scarabei, sculture di alluminio e ceramica. Angoscia, panico, la sensazione di dovere fuggire (o forse di dovere entrare?), di liberarsi da un vincolo, lotta per un ripristino dell’io attraverso sculture possenti, tormentate, corpi enfatizzati, energia, deformazione. L’uomo al massimo della perfezione fisica e intellettuale, energia della fuga e forza della rinascita. Materia, pezzi anatomici, opacità e lucidità, marmo, terracotta, bronzi, ma anche ceramica e vetro.
Le superfici, a volte non perfettamente levigate, per lasciare il segno alla materia, alla sofferenza. La sofferenza del parto, della rinascita, del nuovo inizio; per un trionfo, il trionfo dell’individualità attraverso la lotta tra l’uomo e la materia, della superficie che imprigiona, che impedisce di vivere, di crescere, di esprimersi. Opere di chiara matrice classica e di plasticità rinascimentale, scultura imponente che si impone. L’ opera di Pugliese è anche presenze imponenti e tondeggianti , di ispirazione multiculturale in bronzo e terracotta.
Figure “protette” fisicamente da armature, in cui le corazze diventano metaforicamente “sicurezza interiore”. Tanti le forme affrontate dall’artista, tanti i concetti e le denunce contemporanee che l’artista pone allo sguardo del visitatore. C’è tutto ma nulla stanca, c’è un tutto che incuriosisce all’approfondimento di un artista che propone la contemporaneità di ognuno, l’angoscia dei più, la rinascita di tutti.
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(10 agosto 2016)
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