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Ragnar Axelsson, Paolo Solari Bozzi, Carsten Evengang: Trio in Bianco Maggiore. L’Arte vista da Emilio Campanella

di Emilio Campanella

 

 

 

 

 

 

 

La mostra di Scianna e Burri si è chiusa l’8 gennaio e subito il 15 ha aperto al pubblico la nuova, importante, sentita mostra fotografica della Casa dei Tre Oci di Venezia. Si avrà tempo per visitarla sino al 2 aprile prossimo. Artico, ultima frontiera, il titolo. Un piano per ogni fotografo: Ragnar Axelsson (patriarca dei fotografi del Grande Nord) a piano terra, Paolo Solari Bozzi (dopo le precedenti esperienze professionali legali ed amministrative) al primo, Carsten Egevang (biologo) al secondo. Tre modi di guardare, studiare, osservare sul campo, oviamente, i cambiamenti climatici sconvolgenti, la vita delle persone, quello degli animali ed il rapporto fra loro. Soprattutto la profonda trasformazione delle abitudini millenarie degli Inuit, così lontani, ormai dagli Esquimesi di Flaherty e vittime di problemi come la disoccupazione e l’alcoolismo.

La presentazione è stata sabato 14, con una tempestività ambientale che sembrava voluta, infatti la sera prima una soffice nevicata aveva imbiancato elegantemente e senza eccessi la città, per cui si lasciava la neve che scricchiolava sotto le scarpe, per ritrovarla nelle immagini a dir poco suggestive, dei tre autori.

Presentazione svoltasi in una delle sale storiche del palazzo, ed a cui sono intervenuti il direttore artistico della Casa dei Tre Oci: Denis Curti, anche curatore della mostra, il Presidente della Fondazione di Venezia, che tiene sotto la propria ala questo centro fotografico veneziano e due dei fotografi: Paolo Solari Bozzi e Carsten Egevang, siccome Ragnar Axelsson era ancora bloccato a Berlino, a causa delle cattive condizioni meteorologiche.

Nato quasi per caso, il progetto dell’esposizione avvicina tre personalità molto differenti che concorrono a fare un medesimo discorso atto a sensibilizzare nei confronti di un immane danno ambientale che tutti cominciamo a pagare pesantemente e che in Groenlandia risulta evidentissimo, motivo per cui è così importante avere testimonianze fotografiche dell’Artico, oggi. La vita di queste popolazioni di pochi numeri, di pochi villaggi è vieppiù sconvolta, tanto dal progresso, come e soprattutto dal progresso tecnologico con cui gli autoctoni si confrontano e che subiscono. Le foto che vediamo sono di persone, di animali, di paesaggi, di spazi, di grandi evidenti silenzi, di vita quotidiana spicciola, di vita dura per tutti. Immagini di grande bellezza e forza, nonostante la drammaticità delle situazioni testimoniate.

Con ampio respiro, il tema è svolto da tre punti di vista che convergono verso un tentativo di seria ed allarmata informazione del pubblico, ma c’è da temere che vedrà questa esposizione soprattutto chi è già sensibile nei confronti del problema.

 

(15 gennaio 2017)

 





 

 

 

 

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