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L’Arte vista da Emilio Campanella: Il mondo ancestrale di Pierre Casè

di Emilio Campanella

 

 

 

 

 

Fino al 30 aprile a Venezia, ai Magazzini del Sale n.5 alle Zattere: Il Bestiario, del locarnese Pierre Casè.

Nel lungo, altissimo capannone, corridoio in mattoni a vista sotto le antiche capriate di legno, ambientate ed illuminate con grandissima cura, le opere magico/sacrali dell’artista svizzero anche già direttore della Pinacoteca Casa Rusca di Locarno, nella sua lunga storia artistico professionale. Presente spesso a Venezia e così attento ai problemi dell’ambiente, della natura, degli animali, denuncia il degrado ambientale, l’incuria, l’indifferenza attraverso i suoi elaborati cenotafi che in questo luogo speciale, quasi un antro sull’acqua, colpiscono particolarmente e vengono esaltati, come se la possanza dello spazio architettonico antico aggiungesse forza al grido di allarme e di dolore che Casè affida alle sue opere come tante stanze poetiche di un percorso di sensibilizzazione.

I lavori, come capitoli, sono dedicati ognuno ad un animale specifico, anche della Valle Maggia nel Canton Ticino di cui è originario e dove vive. Sono come pagine di metallo arugginito costellato di filo spinato, con piccole sagome ritagliate e teschi degli stessi animali, memoria antica e divinizzata della creatura cui sono appartenuti. Animali domestici ed animali selvaggi, animali d’allevamento ed animali da compagnia, tutte quelle creature che nei piccoli centri, in campagna, nei boschi montani, accompagnano, purtroppo sempre meno, la vita delle persone. Il ritmo dei pannelli disposti con angolazioni speciali, crea come ambienti di riflessione e meditazione profonda. Ci s’interroga sui materiali, sulla loro scelta, sulle proporzioni precise degli elementi che ne compongono ogni parte. In fondo al lungo corridoio come un’abside il sacrario dedicato all’uomo, ed al centro un grande libro con una scelta di poesie dedicate alla natura di Angelo Casé (1936), fratello di Pierre (1944) e deceduto nel 2005.

E’ specificato chiaramente nel bello ed ampio, documentatissimo catalogo pubblicato da Fidia Edizioni d’Arte di Lugano, che alcun animale ha perso la vita per queste creazioni artistiche. Conoscendo Casè, è pleonastico ribadirlo, ma è sempre meglio per evitare inutili dubbi, e di conseguenza nessuna persona cui appartennero i teschi esposti è stata uccisa, e questo oltre che ovvio aggiunge riflessione all’ultima parte dell’esposizione in cui l’uomo responsabile di tanti disastri che ci circondano incombe sui visitatori.




Oltre la mostra, inoltrandosi ulteriormente, in una saletta ritagliata con cura, il documentario: Come in una favola. Pierre Casè, Maggia, Ticino, di René Prandis e Thomas Radlwimmer, 2016, che verrà presentato ufficialmente il 24 Marzo prossimo, alle 18, a Palazzo Trevisan degli Ulivi, sede del Consolato Svizzero a Venezia, e che la scorsa settimana è stato teatro del Sesto Festival di Cinema Svizzero. Questa riproposta ampliata del lavoro di Casè, già presentato alla Scuola Grande della Misericordia nel 2011, nell’ambito della Biennale: I misteri del Sotoportego; successivamente a Castelgrande di Bellinzona: Dalla Laguna a Castelgrande, si completa qui, di teorie di animali su pannelli, sempre in ferro, in rilievo, come rivisitazioni di pitture rupestri, e di un certosino lavoro di formelle con parti in cera, dedicate alla graduale estinzione delle api, a causa dell’inquinamento.

Ritorno alle Origini, Il Bestiario, è la continuazione di quel percorso, non credo il completamento, perchè il lavoro di ricerca, creazione, meditazione estetica, evidentemente,  continua.

 





(21 marzo 2017)

 

 

 

 

 

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