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Padova, capolavori che hanno influenzato il cinema di Sirio Luginbühl. 23 giugno Palazzo Pretorio

di Redazione #Padova twitter@gaiaitaliacom #Cinema

 

 

Il 23 giugno 2018 alle ore 18.00 la sala conferenze di Palazzo Pretorio ospiterà la proiezione, ad ingresso gratuito, di alcuni dei capolavori di Paolo Gioli che hanno segnato la storia produttiva di Sirio Luginbühl influenzandone lo stile e l’espressività. Durante la serata saranno proiettati i film Commutazioni con mutazione (16mm, 1969, durata 6’35’’), Secondo il mio occhio di vetro (16mm, 1972, durata 10’09’’), Hilarisdoppio (16mm, 1972, durata 10’09) e Filmstenopeico (l’uomo senza macchina da presa) (16mm, 1973-’81-’89) tutti disponibili grazie alla courtesy dell’artista.

L’evento si inserisce nella ricca rassegna di proiezioni di film sperimentali e d’artista, nell’ambito della mostra “Sirio Luginbühl: film sperimentali”, che ogni due settimane porterà a Palazzo Pretorio alcuni dei capolavori degli autori più cari a Luginbühl: Andy Warhol, Stan Brakhage, Gerry Schum, il gruppo Fluxus (George Maciunas, Nam June Paik, Wolf Vostell, Yoko Ono e altri), Paolo Gioli, Michele Sambin.

La rassegna è a cura di Guido Bartorelli e Lisa Parolo che presentano le proiezioni con la collaborazione di Marco Santi e Federica Stevanin.

La ricerca di Paolo Gioli inizia negli anni Sessanta dalla pittura e approda alla sperimentazione filmica e fotografica che prosegue ancora oggi. Il fil rouge di tutta la sua produzione artistica sta nell’analisi decostruttiva della dimensione visiva – in stasi o in movimento – e nell’indagine attenta delle caratteristiche specifiche dei dispositivi impiegati.

Nel 1967 Gioli si sposta a New York e nel 1969 lavora ai suoi primi film quali Commutazioni con mutazione (1969), un vero e proprio studio del mezzo che, come spiega l’artista, è composto da tre formati di pellicola diversi (Super 8, 16mm e 35mm) fatti coesistere in un unico supporto originario, il 16mm.

L’uso di differenti tipologie di pellicola è funzionale al linguaggio messo in campo e infatti le interlinee tra un fotogramma e l’altro vengono mostrate e non nascoste come accade nel cinema tradizionale, creando un ritmo che lo stesso artista definisce diabolico. A seconda del formato sono rese visibili inoltre le tracce della colonna sonora ottica, le perforazioni e le scritte delle case di produzione poste ai bordi dei supporti.

Costretto a tornare in Italia alla fine degli anni Sessanta Gioli si stabilisce a Roma dove entra in contatto con alcuni membri della Cooperativa di Cinema Indipendente oramai chiusa (1967-1969).

Nella capitale l’artista affina la sua ricerca sperimentando diverse tecniche cinematografiche. Il linguaggio si fa più sicuro e ne è un esempio Secondo il mio occhio di vetro (1972), costruito attraverso un minuzioso montaggio. Già dal titolo l’opera sottolinea la centralità della cinepresa, l’ “occhio di vetro” attraverso il quale l’artista analizza, destruttura e ricompone, dandone una nuova forma, la realtà che lo circonda.

Nel 1973 Gioli, che torna spesso in Veneto, sua regione natale, entra in contatto anche con la cooperativa Cinema Indipendente Padova e, in particolare, con Sirio Luginbühl che lo inviterà a partecipare insieme a lui a numerose rassegne.

In questi anni l’artista realizza numerosi film, ognuno esemplare della prosecuzione di una ricerca focalizzata sull’analisi delle possibilità espressive date dal film. Quest’ultimo è inteso come un dispositivo complesso costituito da pellicola, cinepresa, proiettore e operatore, ognuno dei quali gioca un ruolo importante, ma nessuno dei quali è essenziale ai fini della realizzazione delle opere di Gioli che lavora spesso in sottrazione. Da qui il Film stenopeico (l’uomo senza macchina da presa) (1973) costruito attraverso una nuova tecnica singolare che consiste nell’esporre alla luce attraverso fori di diverse dimensioni piccole porzioni di pellicola non ancora sviluppata. In questo modo, come scrive lo stesso Gioli, è possibile realizzare il film senza la cinepresa andando contro la tecnologia di consumo in funzione di una ‘creatività pura’ e originaria.

 




 

(21 giugno 2018)

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