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Rendez-Vous 2019: “I feel good” o del come si crolla sotto il peso della propria inconsistenza (del film)

di Alessandro Paesano #RendezVous2019 twitter@gaiaitaliacom #Cinema

 

La seconda giornata di proiezioni di Rendez-Vous nona edizione è astata aperta da I Feel Good (t.l. Mi sento bene) (Francia, 2018) di Benoît Delépine e Gustave Kervern.

Il film si propone come critica grottesca del post capitalismo del terzo millennio dove il modello produttivo di importazione americana impera anche sull’Europa, a cominciare da un gergo tecnico tutto inglese (start-up, business plan, etc.) anche in un paese così conservativo con la propria lingua come la Francia (che chiama il computer ordinateur).
Una critica lessicale che nel film comincia dal titolo, in inglese anche nei titoli di testa, non si tratta dunque di un titolo internazionale.

Per mostrare la vuotezza di un post-capitalismo la cui speculazione finanziaria ha lasciato solo macerie, architettoniche (come quelle del Buzludzha Monument, l’enorme anfiteatro/monumento eretto nei primi anni ’80 dal Partito Comunista bulgaro nel cuore dei Balcani, che i protagonisti del film visitano durante il loro viaggio in Bulgaria) e umane (e i registi giocano pesante imponendo a Lou Castel un ruolo devastato nel fisico) Benoît Delépine e Gustave Kervern  ambientano il film in una vera comunità Emmaus nei pressi di Pau, nel Sud della Francia.
Comunità molto diffuse in Francia fondate nel 1949 dal sacerdote Henri Antoine Grouès, detto Abbé Pierre, le comunità Emmaus, basate sul principio del non profit (altro termine inglese…)  offrono vitto e alloggio alle persone  povere e senzatetto di tutte le età, etnie, origini sociali e confessioni religiose.
Nel film Monique (Yolande Moreau), la coordinatrice di una di queste comunità, accoglie il fratello Jacques, un millantatore che ha vissuto per anni di espedienti (il film ci mostra la vera natura dei “lavori” che racconta alla sorella con parole distanti dalla realtà) che coinvolge la sorella e alcuni membri della comunità nel suo nuovo progetto di start-up: l’impresa I Feel Good che offre servizi di chirurgia estetica a basso costo, in Bulgaria.
Convinto che le persone povere siano povere perché sono brutte Jacques offre ai membri della comunità un nuovo corpo, dei nuovi denti, un nuovo viso, un nuovo seno, un nuovo pene, per raggiungere il successo che manca loro.
In Bulgaria, naturalmente, le cose andranno diversamente.

Per sostenere questo soggetto ambizioso Benoît Delépine e Gustave Kervern hanno messo insieme il divo Jean Dujardin e l’antidiva Jolande Moreau. Se Dujardin sa bene calarsi nei panni del mitomane scansafatiche alla ricerca del guadagno facile, Moreau è segregata in un ruolo che la costringe a fare il verso a se stessa.

E il film crolla miseramente sotto il peso della sua inconsistenza.
Nel ritrarre con iperbolica insistenza questo gruppo di persone “brutte e sporche” per sottolineare l’assurdità dell’idea di Jacques che la bellezza possa renderle delle persone vincenti,  il film compie le stesse oscenità che pretende di denunciare.

Più il film ride dei e non con i personaggi più tradisce l’ipocrisia e la superficialità con cui ci ammannisce per critica sociale quella che è fondamentalmente una bassa clownerie macabra e classista.

Lo dimostra anche il finale edificante nel quale, dopo il viaggio di fortuna in Bulgaria, compreso un incidente a Jacques che, fuori di commedia, gli sarebbe costato la vita, il gruppo di malcapitati torna a vivere nella stessa comunità con le stesse caratteristiche fisiche dell’inizio perché non c’è bisogno di ottenere una bellezza artificiale, quando la bellezza è ovunque, anche nei corpi diversamente belli come quelli loro, una bellezza che nasce dalla loro bontà. Con buona pace della lotta di classe.
Un film imbarazzante e fastidioso da dimenticare appena si esce dalla sala.

Un film che non ha ancora una distribuzione in Italia, della quale, francamente, non vediamo la necessità. L’incidente di percorso di una edizione del Festival che stenta ancora a decollare.

 

 




 

 

(6 aprile 2019)

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