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Festival del Cine Español 2019: Muchos hijos, un mono y un castillo #Vistipervoi da Alessandro Paesano

di Alessandro Paesano #CinemaSpagna twitter@gaiaitaliacom #Cinema

 

Muchos hijos, un mono y un castillo (t.l Molti figli, una scimmia e un castello) (Spagna, 2017) di Gustavo Salmerón, campione d’incassi in patria, premio Goya 2018 come Miglior Documentario e Miglior Film a Karlovy Vary, è un film familiare nel quale l’attore Gustavo Salmerón, il più giovane dei sei figli di doña Julita, si mette per la prima volta dietro la macchina da presa per filmare la madre e i suoi commenti a braccio.

Tra ricordi, desideri (i primi tre dei quali danno titolo al film), vicissitudini familiari e familistiche e idiosincrasie di Jualita iniziamo a conoscere la famiglia Salmerón, dal marito Antonio ai figli David, Ignacio, Ramon e Gustavo e le figlie Paloma e Julia.

E mentre scorrono le tante immagini anche dei super8 ripresi da papà Antonio che documentano nascita e crescita della numerosa prole, Jualita, dona muliebre e matroneggiante che scherza sulla propria stazza, si confessa come una vera diva con una ironia sottile e folle sempre imprevedibile e cangiante.

Alternando ricordi e vicissitudini, a cominciare dai tre desideri del titolo che ha ottenuto (la scimmia l’ha dovuta regalare perché troppo aggressiva, mentre il Castello fu restituito dopo un tracollo finanziario) inizia nel film un viaggio tra gli oggetti che Jualita ha conservato in tutta una vita (compresi i vestiti per le bambole da lei stessi cuciti e i denti da latte dei suoi figli), alla ricerca delle due vertebre dei suoi nonni uccisi dai comunisti che suo padre ha conservato e che non si sa dove sono conservate che  costituiscono il fil rouge di un film che attraversa tutta la storia recente della Spagna, dalla repubblica alla dittatura franchista al ritorno alla democrazia, tra ricordi detti con candore (come il fatto di essere ancora annoverata tra le fila falangiste come ai tempi di suo nonno) racconti personali (la forchetta allungabile con la quale si accerta che l’anziano marito non sia morto) agli acciacchi dell’età (Jualita ha 81 anni) e del suo peso alimentato da una voracità per il cibo, che prepara e consuma per tutto il film mentre i tantissimi filmati la ritraggono in diverse epoche in un contrappunto mai lineare ma sempre legato alla contingenza del ricordo del momento.

Muchos hijos, un mono y un castillo girato rigorosamente in un formato 1:1, per uniformare così i vari formati dei materiali video che impiega, ha dalla sua l’onestà intellettuale di una donna spontanea e piena di sagacia che sa stare davanti la mdp come un’attrice nata, la ricchezza di una vita unica vissuta senza risparmiarsi, una sapiente operazione di montaggio (il film è stato tratto da 400 ore di materiali video) e di sapiente color correction che non fa percepire mai lo scarto tra i filmati in super 8 video mini-dv e le riprese contemporanee.

Un film unico nel suo genere al quale non si applicano le classiche categorie di genere non essendo in senso stretto né  un documentario né una fiction ma un film di memorie e di parole quelle inarrestabile di Jualita, e della sua famiglia (con qualche assenza giustificata in video perché la maggior parte delle riprese contemporanee sono state effettuate di notte tra le 2 e le 4 del mattino, quando Jualita è di solito sveglia, pregiudicando così la presenza dei figli e delle figlie che a quell’ora dormono).

Forse i 90 minuti della durata potevano essere ridotti a 70, ma le ripetizioni fanno parte del personaggio che con una rara capacità affabulatoria che si accomiata dal film dicendo che ora che sta davvero invecchiando e sa che ha sempre di meno da vivere non ha che una cosa da fare: divertirsi. Un’iniezione di entusiasmo da una signora ottantunenne molto più giovane di tante persone oggi in circolazione, nel cinema e fuori.

 





 

(8 maggio 2019)

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