L’indagine è stata condotta da Libreriamo – media digitale dedicato alla cultura – e mette alle berlina alcuni tra gli orrori più frequenti perpetrati da chi scrive e parla la lingua italiana. Si parla per lo più di madrelingua e non di italiani di transito: dunque tocca zittire il leghista che si nasconde, male, nel profondo delle pance.
Orrori ingiustificabili: “Qual’è”, “pultroppo”, “propio”, “al linguine”, gli straordinari “lo sentita” e “gli ho portato” (a lei, sic) tutto accompagnato dagli indimenticabili “ce freddo”, “c’è ne”, “non c’è né”. Poi per pontificare si chiacchiereggia di aprostrofi, congiuntivi questi sconosciuti, declinazioni dei verbi personalizzate e punteggiatura a piacere fuorché dove serve.
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Indimenticabile la lista degli errori più comuni spulciati da un’indagine tra italiani di età diffusa (e confusa) tra i 18 e i 65 anni: dall’apostrofo (qual’è), ai congiuntivi – “penso che sta bene” – al geniale “un po” senza accento che non si riferirebbe evidentemente al noto fiume. Confusione regna sovrana anche nel favoloso mondo dei pronomi: ho visto mia sorella e gli ho detto; ho andato a scuola è un’altra delle meraviglie insieme al sempre più diffuso pultroppo, al fantastico salciccia al posto di salsiccia e agli incredibili cortello e avvolte (mi succede di cadere).
E dire che basterebbe così poco: leggere ed evitare i correttori automatici. Ma che dire di un popolo che cercando sempre e solo la via più semplice ha scelto il declino inconsapevole? Se la godano.
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(12 dicembre 2025)
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