Ci sarebbero molti motivi per non recensire il libro di Fabio Salamida “La Rivalsa del Nero” (people|storie). La prima è che Salamida è molto più bello di me, e sappiamo che l’invidia è una brutta bestia; la seconda è che scrive bene, e in tempi in cui si parla solo di chi non sa scrivere è quasi peccato mortale; la terza è che il libro informa con intelligenza, sagacia e arguzia, su cose che realmente sono accadute e accadono in questo paese – e in tempi in cui la verità non si racconta e ci si inventa una verità presunta, anche questo è male; la quarta è che Salamida è anche un uomo brillante, intelligente e che mantiene quello che dice, e in tempi in cui le persone sono mediocri, stupide, non sanno un cazzo di quello che dicono e se possono non mantengono una parola di ciò che promettono, è il male assoluto.
“La Rivalsa del Nero” racconta tutta quella roba lì, quotidianamente perpetrata da una classe politica cialtronesca, leggiadra nel suo rimbambimento, furbissima nel metterlo in quel posto agli Italiani, così inadatta al ruolo che riveste da spingere la maggioranza degli stessi a disinteressarsi dei fatti del Paese che abitano, lasciando libero spazio allo sgallineggiare nell’aja del potere di ogni sorta di animale politico che si erga a statista, nonostante non conosca nemmeno l’uso dei verbi.
Il libro di Fabio Salamida è, nel suo essere esilarante su basi reali raccontando un quotidiano che in un mondo normale non sarebbe neanche possibile, un saggio del contemporaneo, un racconto colto e informato dello ieri l’altro, un documento che ferma il tempo delle malpensate ideologie e delle esilaranti trovate propagandistiche di una combriccola di scappati di casa, diventati classe dirigente dalla scatoletta di tonno in poi (vengano dal grillismo, dal neofascismo o da qualunque ismo possibile), a scaldare con le loro inutili terga poltroncine di velluto che i loro culi non meritano.
Insomma è un manuale di Commedia dell’Arte applicata alla politica.
Ci sono tutti: c’è Brighella, c’è Colombina, c’è la Signora, ci sono gli Arlecchino e servi e servette, e ci sono gli Zanni che, è noto, sono perennemente affamati e tocca dargli da mangiare. E c’è naturalmente Pantalone, che è quello che paga. Che poi rappresenta gli Italiani. E ci sono i nomignoli: c’è G. la figlia della Garbatella; c’è il Girasagre, c’è Alain Sangiulian e c’è un libro dissacrante e selvaggiamente ironico che fa le pulci a gente che si dissacra da sola con le sua azioni quotidiane e che, tragicamente, rincorre la devastazione di un paese guidato da quella che è la loro maggioranza, formata da gente che non sa perché sta dove sta e da ministri che sono governati col pugno di ferro da una presidente del Consiglio che parla di tutto perché non sa niente di niente (leggasi spiegazione ad cazzum del funzionamento dello spread).
Sull’opposizione ci soffermeremo quando sarà degna di un libro di Salamida.
Donc “La Rivalsa del Nero” è la summa di tanti perché che apparentemente non trovano risposta e che vengono riassunti in poco più di 200 argutissime pagine di documentatissima politica (l’autore è cronista parlamentare per Fanpage), inframmezzate da grassetti che rompono apparentemente la storia, per riportare lettrici e lettori alla loro giullaresca fanciullezza, quella che trova nuova vita ogni volta che consegnano la scheda all’urna, prima di rientrare nella tragicomica realtà della politica italiana di oggi.
Per questo va letto, il libro di Fabio Salamida, perché è un libro che dice quello che succede. E conoscere quello che succede oggi, raccontato da chi lo vede mentre accade e poi lo racconta, significa avere culo. Comunque lo si voglia chiamare.
(11 gennaio 2026)
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