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Bo Summer’s, il libero pensiero (a proposito di libertà di stampa)

Fiocco Giallodi Bo Summer’s  twitter@fabiogalli61 

  1. Il pensiero è morto? La sua libertà. Abbiamo visto sui giornali lunghi epitaffi e stanchi commenti sulle idee, il carattere, le scelte di pensiero. Nessuno che abbia solo sfiorato il cuore ancora pulsante, vivo, sanguinante dell’urgenza di fermare subito l’olocausto del pensiero: il cuore vigile, generoso, sofferto del pensiero che pulsa dentro la lotta senza quartiere per rimanere esseri umani.
  2. Dove c’è il pensiero, lì sono possibili le persone. Il pensiero è un mito, un’ipotesi, un dio a cui abbiamo sacrificato milioni di vite, sottoposto esseri umani a sofferenze e a deprivazioni inaudite, costringendoli per decenni in spazi chiusi, costringendole a vagare come zombie per le nostre strade privi del diritto di esistere e di contare per qualcuno, obbligandoli a convivere con sconosciuti, a perdere ogni intimità, ad elemosinare il diritto di vivere, avere relazioni, gestire i propri soldi, esprimersi, prendere l’autobus… respirare. Il pensiero è vivo.
  3. Il pensiero è vivo. La sua libertà. Il pensiero vive in mezzo alla gente che non fa a meno del pensiero, che si rifiuta di dare ad alcuni il potere di gestire la propria vita e le proprie relazioni. Il pensiero vive nella lotta per impazzire senza “essere trattati come pazzi”, senza averne o fare paura.
  4. Vive nella lotta per negare la nostra malattia del quotidiano, stigma con cui la società marchia e uccide milioni di persone in tutto il mondo. Il pensiero è appunto questo: fare in modo che le persone si incontrino, scontrino, si confrontino liberamente nella propria e altrui esperienza quotidiana di follia e normalità, che ne trovino il filo, i nessi, che ne capiscano il linguaggio comune, che l’accettino come possibilità umana.
  5. Tutto il resto è negazione dell’altro, di ciò che sente, vuole, fa, del suo modo di vivere e intendere, del suo diritto di decidere con chi, come, quando, parlare. È negazione del pensiero, della sua libertà, e del passaggio di informazioni.
  6. Noi non crediamo sia morto. Non crediamo che il pensiero sia solo nel guardarci il nostro ombelico. Non c’è possibilità di una pensiero se non in alternanza con gli altri.
  7. Esso vive nei pugni sbattuti contro le porte chiuse delle Case Editrici, delle Riviste Letterarie, dei Circoli Culturali. Vive nel rifiuto di farsi imbottire di psicofarmaci che ci rendono simili, di farsi escludere, annullare e annichilire nel pensiero comune, di farsi mettere da parte, di farsi strappare dal proprio quotidiano, di naufragare in una fotocopia di vita, nel mondo del “come se”.
  8. Vive nella lotta per farsi ascoltare e capire, per poter vivere fino in fondo la propria esperienza di pensanti, per poterla comunicare, insegnarla, impararla, venirne fuori, senza paura, senza violenza.

 

(comunicato stampa del “Comitato d’Iniziativa al Libero Pensiero” in occasione della minacciosa morte dello stesso)

 

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