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Grandissima Monica Guerritore all’Eliseo di Roma ma il musical è un’altra cosa

Monica Guerritore End 00 Smalldi Alessandro Paesano

Scritto nel 2004 e portato in scena con grande fortuna facendo guadagnare ai suoi e alle sue interpreti premi e nomination vari, End of the Rainbow di Peter Quilter è una commedia musicale (e non un musical com’è presentato nelle pubblicità) che ci mostra alcune giornate di Judy Garland durante i suoi ultimi concerti a Londra verso la fine del 1968.

La commedia alterna le performance di Garland sul palco ad alcuni momenti della sua vita privata con il fidanzato Mickey Deans e il pianista Anthony. Protetta dal futuro marito e dal pianista, suo devoto fan, da se stessa, e dunque dall’alcool e dalle pillole, Judy Garland alterna momenti di entusiasmo per le 5 settimane di concerti  a Londra a momenti di grande sconforto quando si trova vecchia (a soli 47 anni) e non più in grado di fare sul palco quello che faceva una volta, decisa a seppellire l’artista per dedicarsi alla vita privata col suo giovane marito.

Quilter usa lo stesso spazio scenico sia come stage per i concerti sia come interno della suite dove alloggia col marito, giocando semplicemente con le luci che illuminano la suite lasciandola al buio quando Garland canta a teatro e illuminandone solamente due porte di quinta nei momenti immediatamente successivi ai concerti, senza soluzione di continuità, con un effetto elegante e coerente con un racconto che vede al contempo la vita privata avere effetto su quella artistica e viceversa.

Judy Garland viene restituita all’alveo delle artiste da seguire, e possibilmente riscoprire, affrancata dalla nicchia di icona gay dove è rimasta relegata per troppo tempo il testo di Quilter costituendo una rentrée dell’artista proprio come quella che la vera Garland intraprese nel 1968 solo pochi mesi prima di morire per una overdose di barbiturici.Monica Guerritore End 00

End Of the Rainbow mostra con troppa disinvoltura certi passaggi psicologi dei due personaggi comprimari. Se da un lato Mickey Deans, il futuro marito di Judy (si sposeranno solamente nel marzo del 1969 perché Garland era ancora legalmente sposata con Mark Herron, ma questo la commedia non lo dice) passa troppo disinvoltamente da morigerato controllore dei suoi consumi di alcool e pasticche a spacciatore fin troppo solerte dell’uno e delle altre  pur di farla continuare a cantare come da contratto, tanto da insinuare il dubbio che i suoi rapporti con la diva non siano del tutto disinteressati (una insinuazione pigra tanto da essere subito dimenticata nell’arco della commedia senza che venga davvero confermata o smentita) dall’altro la convinzione con cui Anthony pianista gay e fan devoto vorrebbe che Garland smettesse in anticipo i concerti viene sostenuta con una determinazione inspiegabile per qualunque vero musicista.

E’ evidente che questi tratti caratteriali servono a Quilter più per sottolineare la crudeltà dello Show-Biz che per dipingere i personaggi.

Queste non sono le uniche mancanze di un testo che, pur scritto nel 2004, tradisce un vetusto moralismo (sottolineando oltre misura la differenza d’età tra Garland – che aveva 47 anni – e suo marito Deans – che ne aveva 34) o nell’umiliare Anthony il quale si sente indirizzare da Deans un quelli come te razzista e omofobo.

Il regista della versione italiana (che espunge dal testo molti riferimenti a personaggi dello show biz non di immediata familiarità per il pubblico italiano) calca la mano e, complice l’interprete che è vittima dello stesso cliché, non ci presenta un uomo gay, come nelle versioni americane e inglesi della commedia, ma una checca svolazzante e affettata, tanto per contribuire con pervicacia al primato dell’omofobia del quale l’Italia continua a vantarsi con virile convinzione (coadiuvato da un testo che trova nel fatto che da ragazzo Anthony truccasse la madre le cause – sic – della sua omosessualità).
D’altronde la messinscena funziona solamente grazie a Monica Guerritore non certo ai due comprimari incapaci entrambi di muoversi sul palco con naturalezza o credibilità o di dire una battuta, una, con la necessaria convinzione.

Monica Guerritore riesce invece a dare a Judy Garland una concretezza e uno spessore umani autentici  senza ricorrere ad affettazione alcuna infondendole, quando serve, la sottile ironia con cui Judy fa battute divertite e divertenti (dal somigliare a Bela Lugosi ai versi di un cagnolino per sfottere il futuro marito)  o precipitando nella disperazione più incontenibile quando dice che vuole seppellire l’artista Judy Garland e vivere come donna accanto a Deans, risultando talmente credibile anche nelle défaillance durante i concerti da indurre il pubblico, in un primo momento, ad imputarle all’interprete.End of Rainbow Locandina

Purtroppo le performance canore di Monica Guerritore sono del tutto inefficaci, complici l’organico ridottissimo dell’orchestra (nascosta da un sipario che, chiuso, diventa una delle pareti della suite dell’hotel)   e per un paio di brani, l’impiego davvero imperdonabile di basi registrate.

Unica eccezione l’esecuzione a cappella di Over the Raimbow resa con una pathos e una drammaticità tali da far rimpiangere quello che Guerritore avrebbe potuto fare anche col resto delle canzoni se solo la parte musicale fosse stata curata appena un po’ di più, mettendola in grado, per esempio, di articolare meglio la voce, costretta a un ventaglio espressivo estremamente ridotto a causa delle tonalità bassissime con cui le canzoni sono state arrangiate, che avrebbe messo in difficoltà ogni cantante figuriamoci una attrice che canta per esigenze teatrali.

La commedia manca così il suo scopo precipuo che è quello di far riscoprire anche a un pubblico non avvezzo al camp né sensibile alle icone gay la personalità artistica e la statura musicale di Judy Garland affrancandola dalla notorietà dovuta alla morte per overdose di barbiturici.

Eppure la strabiliante umanità che Monica Guerritore riesce a infondere al personaggio cui dà vita sulla scena è così immensa, sincera e autentica che, onestamente, non ci si può non dire felici di aver visto lo spettacolo.

Gli applausi scroscianti che investono Monica Guerritore a fine show lo testimoniano al di là di ogni dubbio.

 

 

End of the Rainbow
un musical di Peter Quilter
regia Juan Diego Puerta Lopez
con Monica Guerritore, Alessandro Riceci e Aldo Gentileschi
band Vincenzo Meloccaro, Gino Binchi, Stefano Napoli
arrangiamenti musicali Marcello Sirignano
costumi Walter Azzini
scene Carmelo Giammello
luci Stefano Pirandello
vocal coaching Maria Grazia Fontana e Lisa Angelillo
produzione Francesco e Nino Bellomo – Isola Trovata
Teatro Eliseo fino al 15 dicembre 2013

 

 

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