Festival Internazionale del Film di Roma: “About a Girl”: anche il tentato suicidio aiuta a crescere

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image18 di Alessandro Paesano twitter@Ale_Paesano

Fra i tanti (tantissimi) pregi di Alice nella città, il festival sul cinema per giovani e infanzia di Roma nato prima della festa del cinema (è giunto all’XI edizione) con la quale si fuse per riguadagnare autonomia lo scorso anno divenendo una sezione parallela, c’è anche quello di dimostrare come il cinema di genere possa essere interessante incarnando, in un percorso prestabilito, un racconto ancora nuovo  fresco divertente e commovente.

E’ il caso dello splendido About a Girl (t.l a proposito di una ragazza) (Germania, 2014) di Mark Monheim, in concorso,  dove l’adolescente Charleene di quasi 16 anni (ma Jasna Fritzi Bauer, l’attrice che la interpreta, ha 25 anni e si vede nello sguardo di consapevolezza di sé che raramente a sedici anni si ha) racconta commentando in voice over la sua storia familiare, l’abbandono del padre, il fidanzato di mamma con un tizio che le è antipatico  che è anche il suo prof. di biologia, l’amicizia con una sola ragazza e il desiderio di non esserci più che si traduce in un goffo tentativo di suicidio.

Quel che rende il film che non abbandona mai la carta della commedia nonostante il tema,  non è tanto la storia di formazione (Charleene finisce per innamorarsi del secchione col pallino per la matematica della classe, lo scrocchiazzeppi  Linus, accettando il nuovo maschio di casa ristabilendo un contatto anche col padre) quanto negli interstizi della storia, a lato di un percorso già programmato dal genere nel quale il film attesta un’etica invidiabile (per gli standard italioti) e pienamente condivisibile.

Così il fidanzato della mamma non entra in virile competizione con l’ex marito,  la mamma di Charleene si ricorda bene dei suoi sedici anni e li spiega, difendendo quelli di sua figlia,  a una assistente sociale che vorrebbe normalizzare e non comprendere (le parole sono sue) Charleene e dove trova modo di attestarsi con la stessa dignità e probabilità anche l’amore tra ragazze quando Charleene viene a sapere che la sua migliore amica sta con una ragazza si chiede come ha fatto a essere così cieca e non accorgersene prima e accoglie la notizia con un sorriso.alcie-nella-citta-04

Un mondo di inclusione insomma e non di esclusione  dove il lutto, l’amore, il sesso (in classe viene spiegato il corretto uso del profilattico, in Italia cadrebbe il governo per una lezione del genere) e il ménage familiare sono integrati in un contesto sociale privo di stereotipi di genere (Charleene non ha nulla della femmina pur rimanendo squisitamente donna ed etero).

About a Girl è una gioia da vedere anche perché si rivolge a un pubblico di adolescenti cui spiega che il suicidio pur essendo una opzione è meglio non sceglierla perché quando si muore si muore per sempre.

Un film prodotto da un popolo liberato,  che per un popolo mortificato e mortificante come quello italiano, è una bella iniezione di speranza.

In due – tre mila anni anche noi potremmo arrivare a quei livelli.

Forse.

 

 

 

 

 

 

 

(21 ottobre 2014)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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