“Orchidee” di Pippo Delbono #Vistipervoi a Padova

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Pippo Del Bono Orchideedi Emilio Campanella

Pippo Delbono ha presentato al Verdi di Padova il suo spettacolo “floreale” del 2014 , dal quattro all’otto marzo scorsi. Confermando la sua vocazione di regista demiurgo ha iniziato come voce fuori campo (in realtà, alle spalle degli spettatori) snocciolando consigli comportamentali, poi commenti intorno ad opinioni, appunto, e giudizi sul suo teatro, osservazioni e riflessioni sulle banalità legate a consigli e suggerimenti. Verso la fine di questa lunga premessa una donna in rosso ha iniziato ad aggirarsi per la scena, anche con gesti di grande entusiasmo.

Pippo continua a raccontare ed a raccontarsi lungo tutta la durata dello spettacolo, costruito con la consueta episodica, un po’ a “pezzi chiusi”, in realtà, molto strettamente legati da un filo sotterraneo ben coerente, alternando momenti più drammatici, ad altri più distesi, a certi quasi festosi. Luca Ballarè, fra i molti ruoli fa il Nerone in un omaggio all’opera invisa dal fascismo, di Pietro Mascagni.

Ci sono spunti coreografici che a momenti mi hanno ricordato Twyla Tharp. Bobò spesso seduto in poltrona, anche in interni di design, grazie alle proiezioni che costituiscono la scena e le sue variazioni, suggestioni, influenze, ispirazioni, desunte da film dello stesso Delbono. Una soluzione scenotecnica a tratti efficace, talaltra dispersiva della concentrazione maggiore che certe scene potrebbero avere. Si scende spesso in platea, e si offrono pasticcini. la compagnia fa percorsi danzati con una semplice sequenza di movimento, cui il pubblico, pur invitato, partecipa poco, e di questo viene rimproverato.

Un chiaro e dichiarato omaggio a 1980 di Pina Bausch, il primo spettacolo della coreografa, (di cui poi divenne grande amico e che molto lo stimava) che vide e che provocò il ben noto shock positivo. Come quello – dedicato a Rolf Borzik, compagno della coreografa – anche questo nasce da un grande lutto, la perdita della madre che Pippo ricorda spesso, anche grazie ai suoi commossi filmati.

La profonda differenza sta nel fatto che 1980 decretò l’inizio del nuovo lavoro della Bausch, mentre Orchidee non è
ancora una svolta… Ci sono momenti intensissimi, come sempre, ed altri meno convincenti. Un sapiente uso del corpo anche nudo nella sua bellezza e nella sua forza che può evocare grande amore, ma anche grandissimo dolore… Infatti una corsa liberatoria viene poi attirata nel cerchio di una danza macabra che ritornerà nei saluti, bisogna ammetterlo, un po’ pasticciati, peccato, perché si sa quanto siano importanti!

Notevole la colonna sonora, struggenti molti momenti, da abbracciare e stringere forte Pippo che danza in maniera “pasticciata” il suo dolore, il suo amore, la sua rabbia, il suo affetto… Ho pensato a Kazuo Ohno, a volte. Lontanissimo, ma vicinissimo. “Orchidee” uno spettacolo imperfetto ma con momenti molto alti.

Alla prossima, anche meglio, Pippo Delbono!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(13 marzo 2015)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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