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#weekendletterari Gianfranco Maccaferri, “La fedeltà sessuale la lasciamo a chi si promette amore eterno”

Weekend Letterari Newdi Gianfranco Maccaferri twitter@gfm1803

 

 

 

Sento i rumori del tuo rientro a casa. Istintivamente penso di guardare che ore sono, poi considero che non è importante, che non mi interessa. Tenendo gli occhi chiusi ti sento entrare in camera, accendere l’abat-jour, spogliarti silenziosamente e andare in bagno. Ti fai una doccia per toglierti l’odore di sesso che hai addosso, poi torni in camera e t’infili sotto le coperte.
Mi accarezzi lentamente, sento la tua mano leggera sulla schiena. La tua bocca si avvicina al mio orecchio e sussurri una “buona notte” che mi permette di fingere il risveglio.
Lo so che hai voglia di parlare:
– Sono tornato ora, ti ho svegliato? –
– Si, ma piacevolmente. Cos’hai combinato di bello stasera? –
– Al pub con due amici, bevuto un poco, ci siamo divertiti a raccontare cavolate. –
Mentre parli sottovoce inizi ad accarezzarmi. Il tuo alito, pur avendo sentito che i denti te li sei lavati, tradisce la quantità di alcool che hai bevuto.
– Di alcool ne hai bevuto molto. Si sente. –
– Hai ragione, scopri sempre tutto. Mi piace non avere segreti. –
– Niente segreti? Ti sei fatto la doccia e quindi ti sei scopato qualcuno, lo so. –
– Un bel ragazzino, ma incapace in tutto, quasi imbarazzante. Forse sto perdendo interesse verso questi pischelli? Non mi divertono più. –
Mi giro sul letto e ti guardo sorridendo, so a cosa stai pensando, infatti, il tuo appiccicarsi a me lo conferma.
– Stai calmo, stasera hai già dato. O preso. E non voglio sapere altro, non m’interessano le tue avventure tardo adolescenziali, lo sai. –
Giunge il tuo baciarmi e il dirmi: – Ti amo, amo solo te. –
Lo so che è vero, lo dimostri tornando a casa dopo le tue avventure. Scegliendomi ogni volta di nuovo. Lo so che ami solo me perché sei sincero, non ti vergogni, perché non mi tradisci: non t’innamori di altri maschietti.
Ci addormentiamo lentamente, accarezzandoci.

Il sole che entra in camera illumina ogni cosa, ci coglie abbracciati e il tuo dormire aderente al mio corpo mi permette di sentire il tuo diaframma, il tuo cuore, il tuo essere sereno. Passa qualche attimo e la tua mano che mi stringe il braccio mi fa sapere che sei sveglio. Ti bacio il collo e all’orecchio, con un filo di voce ti auguro il buongiorno. Il tuo deglutire anticipa il parlare. – Perché molti dormono nello stesso letto ma uno da una parte e uno dall’altra? Che senso ha il non toccarsi? Io ti voglio sentire, altrimenti mi sembrerebbe di essere in questo letto solo per scopare, non perché ti amo. –
E’ incredibile come riesci a essere logorroico anche appena apri gli occhi, comunque tento una risposta:
– Non lo so, forse dopo molto tempo che si sta insieme non c’è più l’esigenza di sentire l’altro accanto, se ne ha la certezza. –
La tua espressione è talmente sincera che quasi mi mette a disagio e per fortuna rompi il silenzio: – Tu però almeno con una mano o con un piede mi cerchi sempre, quando non succede io mi sveglio perché mi sento solo. Tu ti accorgi quando sono io che ti cerco? –
– A volte lo faccio apposta a mettermi lontano per vedere quanto tempo rimani senza desiderarmi. –
Il nostro amore è molti mesi che vive.
Ricordo il tuo aspettare per settimane il mio primo “ti amo”. Sapevo che non capivi perché mi sottraevo dal pronunciare quelle due parole; le tue erano giunte al secondo incontro mentre io ho aspettato tante situazioni, conferme, tanti tuoi ritorni prima di dirtele. E questa mattina te le voglio ribadire: – Ti amo. Hai sentito? Ho detto che ti amo… te lo ripeto, io ti amo! –
Mi sorridi: – Io non ho paura di perderti, ma sono geloso, davvero. Non te l’ho mai detto, ma mi sono accorto di essere geloso del tempo che dedichi ai tuoi amici, al tuo stare solo. Sono geloso anche dei film che guardi quando riescono a estraniarti totalmente. Come se io non ci fossi… –
Perché il mattino appena sveglio devi fare questi pensieri? Comunque mi diverte parlare della nostra gelosia: – Io invece sono geloso di te quando credo di percepire che hai un qualcosa più della sola “chimica” con un altro ragazzo. –
Mi guardi stupito, ti sollevi leggermente e con il viso sopra il mio, severo, ti racconti: – Non devi esserlo, il nostro patto io non lo romperò mai. A te io basto, mi hai detto che in questo periodo non cerchi altri maschietti. Bene. Invece io in questo periodo ho voglia di fare sesso perché mi diverto con altri ragazzi… Tu mi hai detto di essere libero, di fare ciò che sento istintivamente. E adesso mi dici che sei geloso? –
È davvero serio lo sguardo che mi penetra, cerco le parole più giuste e sincere: – Non sono geloso del sesso che fai, ma del fatto che qualche ragazzo ti possa coinvolgere oltre… Più che gelosia è paura. La fedeltà sessuale la lascio a chi si sposa, a chi si promette fedeltà eterna, a chi ha bisogno di queste stupidaggini da sottoscrivere pubblicamente. Lo sai benissimo che se mi capita di avere feeling con un maschietto ci finisco a letto, come fai tu. La maggioranza delle volte non ci ricordiamo neppure il nome del ragazzo che abbiamo scopato… Sempre se gli abbiamo chiesto come si chiama. –
Tu inizi a ridere poi, guardando il soffitto, esponi i tuoi pensieri: – Ma non è importante come si chiama, mica deve essere ricordato in eterno. È come se uno dovesse ricordarsi quello che ha mangiato nei giorni precedenti o quello che ha bevuto al bar. Ma dai… Mangiare, bere, ascoltare musica, fare sesso, leggere, vedere un film, guardare la natura, fare sport o passeggiare; questo non centra nulla con l’innamorarsi e l’amare. –

Mentre mi dici queste parole, sei splendido. Sei profondo nella tua semplicità. Innalzi l’innamorarsi e l’amare a un livello di cui pochi hanno coscienza. Ti bacio un capezzolo e arriva il tuo brivido. Poi mi allontani e prendi il tuo smartphone. Cerchi qualcosa e dopo pochi secondi inizi a leggere: – Art. 143.  Diritti e doveri reciproci dei coniugi. Con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri. Dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione. –
– Non capisco il perché di queste frasi. Cosa c’entra adesso la formula del matrimonio civile? –
Sorridi, posi il telefono per terra e ti spieghi: – Noi non possiamo sposarci. Non perché siamo gay, ma perché dovremmo giurarci fedeltà, “obbligo reciproco alla fedeltà”. Se lo mettono anche nelle unioni civili… chissà che casino. I gay fedeli? Ma dai, non conosco nessun amico che non si fa qualche ragazzo appena può. Oddio, forse per un periodo ci riescono, ma gli unici fedeli che conosco sono quelli vecchi che hanno paura di restare soli o i cessi che nessuno cerca. –
– Sempre fine e educato… Comunque dipende da cosa s’intende per fedeltà. A me quella che interessa è la fedeltà d’amore, d’innamoramento. Io non giurerei mai nessun tipo di fedeltà per il futuro… Che bisogno c’è di farlo? E poi anche la questione degli obblighi reciproci… Uno lo fa per amore, perché vuole bene all’altro, non perché ha firmato un contratto. Se uno lo fa per dovere, l’amore è finito, ognuno a casa sua che è meglio! –

Mi accorgo che stai riprendendo il telefono da terra: – Meno male che c’è Grindr. Guarda – sorridi – Questo è Michele, senza foto, chiede riservatezza, te lo ricordi alle cene a farci il sermone su quanto è bello vivere in coppia? Questo invece è Luca, ha messo la foto di un cactus al posto del ritratto, se lo scoprisse il fidanzato lo ucciderebbe. Guarda Maurizio, lui ha scelto Diabolik, cerca ragazzi giovani, ha scritto che è impegnato, quindi anche lui pretende riservatezza. Sono tutti su Grindr o Gayromeo…  Li trovi  tutti lì i nostri amici fidanzati e felici, in attesa di sposarsi, che ci fanno la morale. –

Decidiamo così di approfondire, anche perché io non credo che i miei amici siano così stupidi da essere sui social gay mentre vivono felicemente e fedelmente il loro amore. Mi sbaglio. È vero che praticamente tutti i nostri amici fidanzati hanno un profilo sui social di incontri gay. Essendo tutti senza foto del viso e con i nickname più strampalati, io non li avrei mai riconosciuti, ma tu sì. Li hai contattati tutti e così hai scoperto chi sono. Sapendo che sono curioso mi fai leggere le conversazioni che hai avuto con loro e alcune foto dei loro corpi, nessun volto.
Il tempo trascorre divertendoci con te che mi fai scoprire cosa hanno proposto, cosa a loro piacerebbe fare e confrontandolo con quanto raccontano normalmente nelle cene e nelle serate passate insieme. È incredibile perché emergono le esigenze di sesso che non hanno sfogo con i loro partner. Ridiamo come matti.

Così, per gioco, creiamo un nuovo profilo anonimo: ragazzo di 22 anni, alle prime esperienze, fisicamente palestrato, non essendo dichiarato cerca riservatezza. Inseriamo due foto rubate di corpo nudo prese da un sito americano. Lo chiamiamo Phil. Mi viene un’idea e senza pensarci la dico subito: – Domani siamo a cena con tutti i nostri amici, l’appuntamento è alle nove. Se provassimo a farli incontrare tutti con Phil un poco prima della cena? Gli proponiamo un appuntamento per bere un aperitivo, giusto per conoscersi, facciamo alle sette, tutti dovrebbero essere disponibili a quell’ora. –
Tu mi guardi con gli occhi luminosi che sprizzano cameratismo e divertimento.
Dopodiché iniziamo a contattare i nostri amici che ci hanno rotto le palle su quanto sono felici della loro fedele vita di coppia. A quelli che non sono collegati lasciamo un messaggio coinvolgente e proponiamo l’incontro, a quelli che invece rispondono subito ci divertiamo a chiedere particolari su ciò che cercano e vogliono ed anche a loro proponiamo l’appuntamento.
Tutti alle sette di domani sera in un bar che siamo sicuri loro non frequentano, ma tutti allo stesso bar.
Mentre lavoriamo per convincere i nostri amici che Phil è molto riservato, che cerca sesso, ma prima vuole conoscere la persona, che è alle prime esperienze e quindi cerca maschietti più maturi, soprattutto non coetanei perché potrebbero conoscerlo e lui non vuole far sapere di essere gay, ci immaginiamo la scena al bar. Continuiamo a ridere come matti.

Il lavoro non è semplice, certo che il maschietto ventiduenne palestrato e alle prime armi ci aiuta molto, ma il convincere che è proprio l’aperitivo di questa sera il momento più opportuno ci fa faticare parecchio.

A mezzogiorno decidiamo di alzarci dal letto e andiamo al bar prescelto per gli incontri di domani alle sette; spieghiamo alla nostra amica barista lo scherzo che abbiamo costruito. Mangiando soddisfatti dello scherzo, ci guardiamo e ridiamo. Arrivano i due caffè: – Siete proprio scemi e anche un poco stronzi – ci dice la barista – ma siete simpatici. –

Poi mi accorgo che lanci delle occhiate inequivocabili verso un ragazzo al bancone che, mentre beve una birra, contraccambia l’intesa. Lo inviti a sedersi al nostro tavolo. Mentre si avvicina lo squadro professionalmente e rimango quasi senza fiato. Ha tutto perfettamente come piace a me, anche il viso e le espressioni sono esattamente il mio prototipo di maschietto con cui fare sesso. Ovviamente le parole sono le solite, gli sguardi anche, in pochi minuti decidiamo di andare tutti e tre a casa a bere un bicchiere.
Ci mancava l’esperienza di fare sesso con un terzo… corpo. I nostri baci, il nostro osservarci, la nostra intesa nel capire immediatamente tutto, fanno in modo che il ragazzo soddisfi pienamente le nostre esigenze di piacere a tre. Mi accorgo così che non te ne frega niente delle possibili aspettative di questo amante occasionale, per te esistiamo solo tu ed io. Lui è solo un mezzo per divertirci, per provare una nuova situazione. Dopo, quando siamo soddisfatti e lui rivestendosi chiede di rincontrarci perché gli è piaciuto molto stare con noi due, sei spietato: – Mi spiace ma non si replica. –
Lui comunque ringrazia, sorride, ci saluta e esce di casa.
Appena rimasti soli ti chiedo: – Come ha detto che si chiama? –
– Non so, forse non glielo abbiamo neppure chiesto. – Ci guardiamo e scoppiamo in una risata che prosegue anche sotto la doccia.

Sia la sera che tutto il giorno successivo sono dedicati ai contatti su Grindr e Gayromeo e sollecitiamo i nostri amici ad andare a bere l’aperitivo con Phil, il ragazzo che non esiste. Su dieci contatti, sette confermano che andranno, gli altri tre si sono detti disinteressati a un giovincello, preferiscono ragazzi più grandi.
Mi metto allora io all’opera convincendo questa minoranza: al ragazzo ventiduenne interessa conoscerli anche solo per chiacchierare e per un confronto poiché lui è davvero senza esperienza. Ha voglia di conoscere anzi, è meglio se il sesso è escluso, così potrà nascere una bella conoscenza e lui si sente più a suo agio. Anche gli ultimi tre, restii, accettano!
Il divertente è conoscere i retroscena che ognuno, inconsapevolmente, svela: “Alle sette mi sono liberato perché il mio compagno proprio a quell’ora va a trovare la madre, quindi ci sarò” oppure “non pensavo di liberarmi, invece dalle sette sono solo e quindi ti raggiungo” o ancora “ho trovato la scusa di andare a trovare mia madre, alle sette ci sono per l’aperitivo, ma per le nove devo scappare”.

Alle sette e mezza riceviamo la telefonata della nostra amica barista: – Non hai idea del casino che avete combinato: qui tutti stanno litigando, due stanno piangendo, altri stanno urlando, è volata anche una sberla. Non fatevi vedere che è meglio! Per ora nessuno ha fatto il vostro nome. La situazione è davvero tragicomica. –
Alle nove di sera ci presentiamo puntuali al ristorante per la pizza.

Dopo venti minuti di attesa capiamo che saremo soli, allegramente soli, e chiediamo un tavolo per due.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(22 maggio 2015)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

©gaiaitalia.com 2015 ©gianfranco maccaferri 2015 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

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