Oliver Sacks, omaggio ad un fratello maggiore

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Oliver Sacksdi Emilio Campanella

 

 

 

 

Non penso di essere l’unico ad aver vissuto la figura di Oliver Sacks, in questo modo. Cominciai a leggere i suoi libri, ormai, molti anni or sono. Il primo fu “L’Uomo che scambiò sua moglie per un cappello”, poi lessi “Risvegli”, e di seguito, man mano tutti gli altri. Va da sé che come ogni suo lettore affezionato – ed era molto facile diventarlo – rimasi colpito dalla qualità della sua scrittura, dall’affettuosa partecipazione con cui descriveva le tragedie dei suoi pazienti, ed al contempo, dalla lucidità scientifica delle esposizioni. Senza, naturalmente, dimenticare il “suspence” dei racconti che invece, come si sa, ed era lui stesso a ricordarlo, hanno una scansione temporale reale, spesso lentissima, fatta di piccole conquiste graduali, minime scoperte che costruiscono l’analisi del caso trattato.

 

Rimasi talmente colpito da “Risvegli”, che ne feci un piccolo omaggio – evocazione, in un frammento di coreografia di molti anni fa, utilizzando uno suggestivo brano elettronico di Risset. Ora lo straordinario amico Oliver ci ha lasciati, lo sentivo veramente come un fratello maggiore, e per età, e per saggezza, e per il fatto di essere ebreo, io che ho un’origine ebraica, pur se lontana, cui tengo molto. Da un po’, tutti, temevamo che la malattia avrebbe potuto essere anche molto veloce… Quando lessi l’ultimo articolo, alla metà di agosto, mi domandai se la successiva cosa che avrei letto di suo, sarebbe stata prima o dopo un certo evento che paventavamo… In effetti sarà dopo ed anche quello che leggo in questi giorni in realtà costituisce una rilettura.

 

Ora bisognerà “fare i conti” con la sua realtà omosessuale a lungo tenuta in ombra, e si tratta di un ulteriore motivo d’interesse, per una persona di tale spessore umano e scientifico. Discreto nell’affrontare problematiche che lo riguardavano direttamente, tanto che dopo anni seppi, da un suo testo successivo, che l’esperienza emicranica così ben analizzata in “Emicrania”, appunto,  era sua personale.

 

Se “Musicofilia” mi ha profondamente colpito per la messe di informazioni che un appassionato di musica può trovarvi, debbo dire che un posto speciale ha per me, fra i suoi testi: “Zio Tungsteno”, sorta di “ritratto dello scienziato da cucciolo” divertente tratteggio dell’autore bambino, in un vivace ambiente famigliare di scienziati (prima apertura sul suo passato, i genitori, i rapporti fra consanguinei) del piccolo e poi giovanissimo Oliver, affascinato dalla fisica, dalla chimica… Alla luce dell’autobiografia in uscita nella traduzione italiana: “In Movimento”, annunciata per la metà di ottobre, riparlerò di Oliver Sacks, mentre ora attendo con ansia di “riascoltare la sua voce” raccontare il suo “coeur mis à nu” affrontando intime ed anche dolorose tematiche di contrasti famigliari, come si sa da stralci già anticipati.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(1 settembre 2015)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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