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#Venezia72, The Endless River di Oliver Hermanus. Dal nostro inviato

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Venezia 72 - 07 The Endless Riverdi Emilio Campanella

 

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Il regista lo definisce thriller, e lo è, ma è anche molto più di questo, data la precisione dell’ambientazione, del contesto sociale, dei caratteri dei protagonisti, inseriti in una società molto violenta. Percy (Clayton Evertson) esce dopo quattro anni di carcere, e la moglie Tiny( Crystal-Donna Roberts) lo accoglie con amore e trepidazione, siccome è un delinquentello di mezza tacca che ricomincia subito a rifrequentare pessime compagnie. Gilles(Nicolas Duvauchelle) è un francese perso in questa lembo di SudAfrica, in questa cittaduzza( quella del titolo)dove tutti si conoscono e le tensioni razziali serpeggiano, la delinquenza impera e la polizia, anche quella dal volto umano del Capitano Groenenweld(Darren Kelfkens)spesso ha difficoltà a comprendere, mediare, pur conoscendo benissimo le dinamiche della malavita.

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Infatti il delitto in cui la famiglia di Gilles viene barbaramente sterminata, viene definito con una connotazione precisa. Gilles e Tiny si conoscevano già, siccome più di una volta, lui era stato cliente del ristorante in cui lei è cameriera. Una sera in cui lei ha un momento di sconforto dopo uno scontro con Percy ubriaco nel bar con i suoi”amici”, Gilles le dà un pasaggio e le loro due solitudini si avvicinano.Lui è un uomo pieno di rabbia, e non solo a causa della tragedia, già non era in rapporti facili con la moglie Anne( Katia Lekarski)ed anche tendenzialmente violento, non diversissimo dagli altri… Siccome vive in albergo dalla notte del delitto, i compagni di giochi di Percy gli propongono una rapina nella casa abbandonata. Percy, investito da un’auto quella notte muore dissanguato. Ora i vedovi sono due, un’altro delitto irrisolto,i due funerali si svolgono quasi contemporaneamente, siccome tutto si svolge, apparentemente, in un breve numero di giorni. Gilles è solo, Tiny attorniata dalla comunità nera e sostenuta dalla madre Mona( l’intensa Denise Newman).Gilles cerca Tiny e le propone una fuga dal loro dolore…e qui il film finisce, nel senso di buon film. Il terzo capitolo che doveva essere il più importante: TYNI, è invece il più fragile ed irrisolto( i precedenti erano: PERCY e GILLES).

 

La vicenda arranca per un bun terzo, episodi, ambienti che convincono poco, un nodo drammatico, almeno uno, logicamente collegato alle vicende precedenti, ma che non viene veramente affrontato. Si arriva poi ad un finale più o meno aperto che si è meritato qualche sonoro fischio, anche meritato, alla prima proiezione per la stampa. Un peccato. Eppure i numeri c’erano tutti: un ottimo ritmo per i due terzi, come dicevo, una buona sceneggiatura, atori bravissimi, una vicenda forte, ambientata con molta precisione, e poi?

 

Il regista non ha saputo terminare…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(7 settembre 2015)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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