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Biennale, Teatro ad Alte Temperature: Emilio Campanella c’era

Romeo Castellucidi Emilio Campanella

Aldilà dei giochi di parole e delle suggestioni sottintese, suggerite, si tratta soltanto dell’opinabile scelta del direttore del Settore Teatro della Biennale di Venezia, Alex Rigola, di decidere le date dal 2 all’11 Agosto, per lo svolgimento del 42° Festival Internazionale del Teatro. In effetti alcune testate, nella persona dei loro critici non erano presenti, così come il pubblico locale. Se le rappresentazioni erano quasi affollate era grazie soprattutto agli allievi dei seminari che si svolgevano contemporaneamente.

Al solito questi ragazzi si sono trovati in una città carissima, senza alcuna facilitazione, ad affrontare i loro dieci giorni veneziani a rischio di essere quotidianamente pelati vivi dai prezzi correnti. Ma lo si sa da ormai molto tempo, vedendo come le stesse situazioni si producano durante la kermesse cinematografica.

Farò di seguito un breve resoconto del magro carniere che mi trovo a considerare, a fine rassegna. Premetto che ho visto soltanto sei spettacoli, e che ne salvo uno e mezzo, che ho perduto, pare, alcune cose importanti, e che ho lottato, come tutti con il caldo torrido ed un tasso di umidità inimmaginabile.

EL VIENTO EN UN VIOLIN, Claudio Tolcachir/Timbre 4. Teatro domestico, come dal nome della compagnia, che fa riferimento ad un indirizzo privato, rappresentata al Teatro Goldoni il 5 Agosto, questa pièce mostra vari ambienti ed alcuni spaccati di umanità variamente angosciata, nevrotica, violenta, isterica, depressa. Un microcosmo di personaggi tutti collegati con i loro inferni privati comunicanti e variamente reagenti in cortocircuiti, talvolta apparentemente risibili, più spesso disperati. Due ragazze vogliono un figlio, e non trovano di meglio che puntare il coltello alla gola di un bel ragazzone per farsi “donare” il suo seme. Il povero giuggiolone è figlio di una signore presso la quale la madre di una delle due fa la governante; aggiungete uno psicoanalista freudiano disonesto e squinternato ed avrete tutti gli ingredienti. Attori bravissimi, scene in economia, belle luci e molta onestà, che non è poco!

MARKETPLACE 76 Jan Lauwers/ Needcompany. 6 Agosto Teatro alla Tese, Viene presentato come teatrodanza, questo spettacolo di rievocazioni e celebrazioni di “efferatezze belghe” affastellate, mostrate, narrate, cantate, suonate e ballicchiate da una compagnia di altissimo livello fra tecniche brechtiane e musical. Cito il bravissimo Julien Faure, attore dalla fisicità prorompente, e danzatore di razza, ed il bellissimo orso Benoit Gob.

IO FIORDIPISELLO di Tim Crouch. Accademia degli Artefatti, 7 Agosto, Teatro Piccolo Arsenale… che dire, è la prima volta che una regia di Stefano Arcuri mi delude… Questo gioco dell’elfo della corte di Oberon un po’ ubriaco un po’ rincitrullito, regge a malapena i trenta minuti, ma non certo i settantacinque che il povero Matteo Angius tenacemente persegue e regge cercando di convincerci e di coinvolgere, peraltro, macchinalmente alcuni intervenuti, sotto l’egida dello stesso Arcuri alla consolle, ma senza riuscirci.

EL AÑO DE RICARDO, Angélica Liddel/ Atra Bilis Teatro. 9 Agosto, Teatro alle Tese. L’animatrice di questo delirio affabulatorio urlato per centoventi minuti, si è meritata il Leone d’Argento per il suo lavoro, Secondo alcuni sessanta minuti sarebbero bastati, secondo altri, cinquanta sarebbero stati già troppi…

NATURA E ORIGINE DELLA MENTE, no, di questo dopo…

EIN VOLKSFEIND. Thomas Ostermeier/Schaubuhne, al Teatro Goldoni, 10 Agosto. Una pièce di Ibsen, neppure una delle maggiormente ispirate, in una attualizzazione neppure troppo riuscita, con happening neanche troppo convinto, anche qui, per fortuna, una compagnia ad altissimo livello. Torno indietro e parlo ora, in chiusura del lavoro di Romeo Castellucci e della Societas Raffaello Sanzio, meritatissimo Leone d’Oro alla carriera.

Romeo Castellucci 00

NATURA E ORIGINE DELLA MENTE è il risultato del lavoro di un seminario, e peraltro il primo proposto, non a caso, data la forza delle suggestioni. I quaranta minuti della performance sono stati presentati alle Tese dei soppalchi cui si accede da un portone che mi incuriosiva da anni, sotto la capriata delle Gaggiandre dell’Arsenale. Si entra in un’ampia sala altissima d’aria, in cui siamo colpiti da una donna sospesa in alto (si tiene solo con la forza di un dito come sembra ad alcuni?) ad uno ad uno attraverso un’apertura ch’è una sagoma di donna, un cane amichevole e miagolante si muove fra il pubblico, cominciano frammenti di monologhi che si accavallano, si rispondono, s’interrogano; ad un certo punto i numerosi ragazzi sono tutti sdraiati l’uno accanto all’altro, rivestiti di tuniche bianche, ma hanno tutti quattro piedi che ne spuntano; poi si alzano, cantano, si muovono sino ad essere risucchiati dall’apertura attraverso cui siamo passati. Intravediamo forme che si muovono, corpi nudi avvolti da una luce calda. Si apre il portone di fondo e possiamo uscire portandoci dietro un bagaglio di suggestioni, di pensieri, di domande. Mi sembra illuminante una frase dello stesso Romeo Castelucci: “non significare nulla ma suggerire tutto”.

Appuntamento fra due anni, nella speranza che il direttore, in carica ancora sino ad allora, segua il consiglio dei suoi collaboratori e riporti il festival ad Ottobre.

 

 

 

©emilio campanella 2013
per gentile concessione
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©gaiaialia.com 2013
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