Grande Pittura al castello Estense di Ferrara, ce lo dice Emilio Campanella

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Boldini Ferraradi Emilio Campanella

Dallo scorso 31 gennaio i visitatori del Castello Estense di Ferrara stanno ricevendo un inaspettato e prezioso regalo, si chiama L’ARTE PER L’ARTE, Il Castello Estense ospita Giovanni Boldini e Filippo de Pisis. L’organizzazione fra le Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara, la Fondazione Ferrara Arte, il Castello Estense, in collaborazione con il Teatro Comunale di Ferrara, ha portato a questa temporanea (ma non si sa quanto lunga) ospitalità di opere dei due pittori durante la forzata chiusura di Palazzo Massari, causata dal terremoto di tre anni orsono; peraltro giusto in questi giorni un ulteriore piccolo crollo si è aggiunto al danno.

La città è stata molto colpita, la maggior parte delle sue chiese sono ancora chiuse, così come Palazzo Schifanoia, una torre del Castello Stesso, ha subito danni e le pareti e le volte di molte delle sale portano i loro “cerotti” in attesa di essere curate dai restauratori. Il percorso di visita, ora comprende la mostra con un unico biglietto e con l’occasione si possono visitare sale generalmente chiuse al pubblico

Si inizia con Giovanni Boldini di cui si può vedere una bella scelta di dipinti, molti disegni ed alcuni importanti oggetti. Un curioso ritratto di signora con tre piedi: LA SIGNORA IN ROSA, RITRATTO DI OLIVIA CONCHA DE FONTECILLA, 1916 la cui ragione è dovuta al fatto che dovesse essere il doppio ritratto di due sorelle, solo che il fumantino pittore, pare che litigasse furiosamente con una delle due fino a cancellarla dalla tela, ma non completamente! Altro quadro magnifico, e questo perfettamente finito è LA PASSEGGIATA AL BOIS DE BOULOGNE del 1916, un doppio ritratto di classe e glamour proustianissimi: Un elegante e fascinoso gentiluomo in bastone e cilindro che accompagna una bellona bruna (la sua amante cubana)elegantissima anche lei, un po’ una Charlotte Gainsbourg in bellissimo, fascinosamente imbronciata… Doveva avere un caratterino!!! Insomma la coppia si lasciò molto burrascosamente durante la realizzazione del quadro che venne profumatamente pagato, ma mai ritirato.

Si passa una porta discreta e si entra nel mondo intimo e riflessivo di Filippo de Pisis, fra i suoi paesaggi dalle ardite prospettive, le sue nature morte pensose, i suoi fiori amorosi e sofferenti, i suoi ragazzi ed i suoi giovanotti simpaticamente strafottenti, i suoi esterni parigini, fino alle struggenti ultime opere del periodo di Villa Fiorita e del suo male di vivere così commovente a vederlo sulla tela, con questi colori sempre più esangui sofferti e che silenziosamente sono urla dipinte di dolore e di amore verso il mondo e le cose.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(2 febbraio 2015)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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