Lucrezia Orgia è bella. Bella della sua solitudine e disperazione. Bella quando si innamora e quando rifiuta l’amore del giovane che l’ama a suo modo. Ma non è il modo che Lucrezia Orgia desidera. Perché Lucrezia Orgia si sente speciale e vuole qualcosa di speciale. E come tutti coloro che vogliono qualcosa di speciale niente lo è abbastanza. Speciale. Così Lucrezia Orgia non arriva mai dove vorrebbe. Cambia idea. Ha paura. Non va a fondo sul serio.
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Sembra ci sia un parallelo tra il personaggio il testo e l’attore. Intendiamoci, Pasquale Faraco è bravo ed è a suo agio nel personaggio, il testo è magnificamente scritto e la messa in scena esteticamente assai accattivante, ma mancano i necessari approfondimenti psicologico-drammaturgici dell’incapacità di Lucrezia Orgia di “andare fino in fondo”.
E’ questo l’unico limite di uno spettacolo dalle grandi possibilità che, con pochissimi cambiamenti essenziali, può essere un lavoro di sicuro successo.
Attentissimo il pubblico, bella la scenografia, ben calibrato il testo, ottima la scelta di suggerire una discarica con pochissimi elementi. Bravo Faraco a trasformare la discarica in una reggia, di cui Lucrezia Orgia è sovrana.
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Lunghi applausi e pubblico contento e partecipe.
Non stupisce nemmeno più di tanto la totale assenza dei “guru” culturali del sempre troppo celebrato associazionismo LGBT bolognese. A’ Muletta, avrebbe meritato la loro presenza.
Noi, che bello spettacolo c’abbiamo creduto da subito, aspettiamo altre repliche.
(30 aprile 2015)
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