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Venezia 72, tra vincitori e vinti anche l’inutile Queer Lion all’inutile “The Danish Girl”

Venezia 72 - 15 Desde Alladi Emilio Campanella

 

 

 

Ormai tutti sanno quali siano stati i premi distribuiti dalle varie giurie di Venezia 72, per cui queste sono solo alcune osservazioni e riflessioni attorno alle aspettative, come spesso accade deluse, le sorprese non/sorprese, le prevedibilità e le imprevedibilità. Per certi versi certi verdetti ci hanno spiazzato, altri no: come la coppa Volpi (per “L’Hermine” di Fabrice Vincent, premiato anche come sceneggiatore) ad un grandissimo attore come Fabrice Luchini, assente perché occupato su un set nel nord della Francia, ma presente in effigie grazie ad un video divertentissimo e simpaticamente ruffiano trasmesso giusto prima della consegna del premio in Sala Grande.

Soddisfazione per Valeria Golino, al colmo della felicità al ritiro del premio, che si è allargata e profusa in ringraziamenti per in un film in cui ha creduto molto e nel quale ha cercato di dare il meglio di se stessa nonostante i grandi limiti del film stesso (Per amor vostro di Giuseppe M. Gaudino).

Salto a piè pari tutti gli altri, maggiori e minori ed osservo come il poco utile e per nulla influente QUEER LION sia andato allo spento “The Danish Girl”, film del quale si è già parlato du queste pagine nei giorni scorsi, ed il LEONE D’ORO all’esordiente Lorenzo Vigas per Desde Allá (spaventosamente tradotto in “Da lontano”) di produzione venezuelano/messicana. Non aveva distributore in Italia, chissà se qualcuno, ora ch’è stato premiato, lo acquisterà? C’è da presumere di sì, siccome è un film fortemente omofobico quindi adattissimo a confermare le nostre platee nel loro odio antiomosessuale.

Armando, odontotecnico anaffettivo (il notevole Alfredo Castro, volto noto del cinema sudamericano, anche in Italia come protagonista di film di Pedro Larrain come Tony Manero o Post Mortem), paga i minorenni per guadarli seminudi e masturbarsi senza toccarli. Uno di questi, un piccolo delinquente come tanti nelle strade violente di Caracas, lo deruba, lo picchia, e questo fa scattare un rapporto morboso, un po’ al gatto ed il topo, in cui i ruoli non sono definiti, ma nel quale il denaro ha quello predominante. Armando, uomo solo e senza amici che vede raramente la sorella e solo da lontano un padre che odia per un passato che possiamo ben immaginare, accetta che il ragazzo lo uccida per lui, salvo poi – dopo che questo gli si è dato completamente – fare un madornale errore di cui non può valutare l’entità: lo denuncia per punirlo, non certo per l’assassinio, ma perché il ragazzo lo ama.

Grazie quindi alla giuria per averci regalato la legittimazione dell’odio omosessuale sotto forma di patologia e descrizione di rapporti solo negativi, morbosi, mortiferi, fra uomini; per fortuna noi lo sappiano che l’omoaffettività è una cosa molto diversa, e sarebbe bene che se ne rendessoero conto anche loro! Chiunque questi “loro” siano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(13 settembre 2015)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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