“La città invisibile” di Guglielmo Peralta: abitare il linguaggio
di Fabio Galli Entrando nelle pagine di “La città invisibile” di Guglielmo Peralta, in cui il lettore comprende... →
Una vera storia, anche molto importante, con ottimi attori, bella ambientazione anche un po’ finta, una corretta colonna sonora, insomma del “Cinéma de papa” di buon livello, un elegante mélo, peraltro con un tema forte annegato nel tatto per non urtare alcuna sensibilità.
Certo una bella sforbiciata non starebbe male, e se da centoventi minuti si riducesse a cento, potrebbe guadagnarne, forse… Anche perché le ragazze passano mezzore a “fare vestitini”.
A Roma, dal 21 aprile, “Max Peiffer Watenphul. Pittore del Bauhaus”
La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea presenta dal 21 aprile al 23 agosto 2026 la mostra Max... →
Interessante che Grace, la moglie di Lili, dipinga un po’ come Tamara de Lempicka, e Einer/Lili in un classico stile nordico conservatore.
Finale larmoyant in puro genere Lean/Figlia di Ryan. Perdibilissimo. Anzi no, da consigliare a chi detesta le trans, ma sarà difficile convincerli ad andare a vedere un simile film che pure è adatto ai palati delicati.
(5 settembre 2015)
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