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Alla Festa del cinema “Distancias Cortas” quando la bonomia degli obesi è rabbia nascosta

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ddistancias cortasi Alessandro Paesano    twitter@Ale_Paesano

 

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Federico è un grandissimo obeso, e vive da solo in un condominio ormai abbandonato da tutti e tutte. Solo la sorella e il cognato lo vengono a trovare. Lei sospettosa e insofferente che lui si sia ridotto così, il cognato simpatetico e solidale. L’hobby per la fotografia e l’amicizia con il giovanissimo Paulo segnano un cambiamento nell’uomo e un ritorno alla vita segnata da un problema cardiaco serio e forse mortale che non gli impedisce più di muoversi e uscire di casa.

L’opera prima di Alejandro Guzmán Alvarez Distancias Cortas (Messico, 2015) che dirige un film scritto da Itzel Lara, pur non uscendo dall’aura medietas della commedia, che poco approfondisce psicologie e storie dei personaggi protagonisti, sa parlarci senza artifici retorici dell’amicizia al maschile, adolescenziale a qualunque età essa avvenga, della solitudine e di una certa cattiveria che alberga tanto negli uomini quanto nelle donne (anche se il film insiste su quella femminile sfiorando la misogina).

Unico inciampo quello nei ruoli di genere che vogliono le donne spontaneamente votate alla cura del prossimo: Aurora, la sorella di Federico, per quanto antipatica e sprezzante è l’unica che lo lava e si prende cura fisicamente di lui. Anche Paulo si offre di farlo ma non arriva davvero a farlo.

Un inno alla vita dove l’elegia non è una consolazione per un presente triste ma uno sprone a vivere sempre il presente perché è sempre l’unica cosa che abbiamo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(18 ottobre 2015)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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