L’aristocratica Tamara de Lempicka a Verona fino al 31 gennaio. L’abbiamo vista per voi

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Tamara De Lempicka 00di Giorgia Trinelli

 

 

 

 

 

Verona, in un antico e affrescato palazzo del centro, presenta in esposizione le opere di Tamara de Lempicka. Lo sguardo si sposta da un soffitto affrescato e un opera moderna a testimoniare che tutto può convivere nel rispetto del tempo e della bellezza.

Visitare questa mostra significa attraversare il suo tempo attraverso anche la vita di Tamara De Lempicka e le mode del suo tempo. Significa trovarsi di fronte a un suo dipinto. Significa scoprire un nuovo uso della luce e della luminosità: una luce nuova, pura, che sembra nascere direttamente dalla tela, illuminando dall’interno l’immagine, con gli oggetti sembrano nascere dalla luce e non esserne colpiti esternamente.

Vediamo volumi diversi da come appaiono sui cataloghi, misure diverse, particolari minuziosi e dipinti privi di pennellate. Volumi enormi su volti distaccati, volti, occhi dalla pittura maschile, forte. La luce, pittura femminile, delicata, che accarezza le superfici. E quindi figure maestose, maschili e femminili, colori forti, contrasti impetuosi accarezzati da pennellate che paiono non avere nemmeno sfiorato la tela, tanto non c’è segno del loro passaggio.

Quadri quindi, ma anche disegni a matita. Meravigliosi disegni a matita dal tratto unico, pulito, preciso. La mano decisa. Senza alcuna traccia di schizzo preparatorio. Ombre nitide, chiaro scuro sapiente, padronanza – ancora una volta – dei volumi.

Aristocratica nella vita e nell’arte, altera, mai volgare, paradossalmente eccentrica e misurata allo stesso tempo, eterea come nella scelta dei bianchi. Donna e artista complessa e controversa, forte nei tratti somatici, fragile nell’anima. Questo è ciò che abbiamo visto di tamara De Lempicka attraverso le sue opere che saranno esposte a Verona fino al 31 gennaio a Palazzo Forti.

Dalle sue opere trapela uno sguardo malinconico; le pose dei soggetti alle volte di una staticità quasi inquietante, distaccata dalla realtà. Netti i contrasti di colore, incarnati eterei e occhi che parlano, occhi che supplicano, che sfidano, che osservano. Nei pochi dipinti “impersonali”, dove si vedono scorci di stanze di albergo, l’atelier, la pittura diventa minuziosa, realeistica, quasi una fotografia.

Pittrice di talento ma… Fredda. Nei suoi suoi dipinta c’è tutto, ma manca il calore, manca il cuore, manca l’emozione, manca la sensazione, manca la pancia. Ma è certo che nonostante quello che manca e grazie a quello che c’è, la mostra merita di essere visitata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(8 gennaio 2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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