Napoli, Bill Beckley presenta “Elements of romance. Workes from the Seventies”, fino al 21 febbraii

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Napoli Bill Beckley Washingtondi Mila Mercadante  twitter@mila56102367

 

 

 

 

 

In mostra a Napoli alla galleria Studio Trisorio dal 21 gennaio fino al 21 marzo si può vedere “Elements of romance. Workes from the Seventies” di Bill Beckley, noto artista americano. Beckley ha settant’anni e conserva il cuore e il sorriso di un ragazzo. Che cosa si prova di fronte alle sue opere – esposte nei maggiori musei del mondo – è presto detto: sensazioni visive forti, e anche il desiderio di aprire la mente all’immaginazione. Beckley – insegnante di semiotica ed estetica alla scuola di arti visive di New York – è stato negli anni ’70 uno dei fondatori della Narrative Art e membro di 112 Greene Street, in totale contrapposizione al minimalismo. Tutti i suoi lavori hanno le caratteristiche di un racconto, sono ricchi di contenuti, le immagini sono spesso accompagnate da testi iconici che narrano pezzi di vita vissuta o di Storia: guardare i suoi lavori dà la sensazione di entrare in una sorta di album pieno di ricordi frammentati, di schegge rubate al mondo che sono talvolta parte della memoria collettiva (la morte di Mao) e talvolta particolari e oggetti insignificanti del nostro quotidiano (un rubinetto).

C’è di tutto in questa esposizione: dalle opere più famose del decennio 1969/1978 (Myself as Washington, Deirdre’s Lip) e che oggi sono considerate simboliche della Narrative Art, fino agli acquerelli e a una serie di lavori preparatori. Il messaggio – mutuato dall’arte concettuale – è chiaro: creare un filtro tra narrazione e mito, privilegiare il senso di un progetto artistico, il plot, la trama, creare un nesso tra visione e cognizione, ma senza nessun intento didascalico. Ciò che colpisce di più sono inevitabilmente i toni brillanti delle opere, realizzate con la tecnica del cibachrome (o ilfochrome), un complicato e costoso processo di stampa fotografica in grado di saturare i colori in maniera tale che le immagini risultino nitidissime, i colori puri e i contorni vividi. Si tratta di qualcosa che appartiene a un’epoca sparita, qualcosa che adesso non è più riproducibile, e che consentiva di sviluppare fotografie dal positivo al positivo, facendo a meno del negativo. Il supporto – la carta cibachrome – rende stabili i colori per secoli, quindi per la fotografia d’arte ha rappresentato il massimo della perfezione e una garanzia di conservazione ottimale. In tutto il mondo fino al 2014 sono rimasti attivi un paio di laboratori in grado di riprodurre questa autentica magìa, ma hanno chiuso i battenti non appena terminate le ultime scorte di carta ilfochrome. E’ anche per questo che vale la pena di andare a vedere la mostra di Beckley: si può guardare quanto fosse più bello quel passato rispetto al presente dominato dal digitale.

Studio Trisorio, via Riviera di Chiaia 215, Napoli.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(25 gennaio 2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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