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Con il Leone d’Oro alle Filippine di “Ang Babaeng Humao” si conclude #Venezia73

venezia-73-10-ang-babaeng-humayodal nostro inviato Emilio Campanella

 

 

 

 

 

 

 

 

Si è svolta, come ogni anno, la cerimonia di premiazione della 73a Mostra Internazionale di Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, come ogni anno fluviale, poco divertente, un po’ ingessata, un po’ pasticciata. Con sorprese, non troppe, e delusioni, qualcuna. Come tutti sanno, il premio maggiore è andato al lunghissimo film filippino (226′): Ang Babaeng Humao, di Lav Diaz. Scelta cinefila che conferma una delle anime più profondamente radicate della manifestazione veneziana. Il Leone d’Argento, Gran Premio della Giuria, è stato assegnato, immeritatamente, a mio parere, a Nocturnal Animals di Tom Ford. Qualche giorno fa avevo esposto le mie motivazioni al link precedente), che confermo. Di seguito un ex aequo, scelta che trovo sempre poco giusta nei confronti degli autori, ma almeno quest’anno, non si sono inventati riconoscimenti all’ultima ora, come in altre occasioni. Comunque, il Leone d’Argento “segato in due” per la migliore regia, è andato ad Andrej Konchalovsky per il suo apprezzato Paradise, di produzione russa e tedesca, e ad Amat Escalante per La Región Salvaje, una coproduzione in cui sono coinvolti: Messico, Danimarca, Francia, Germania, Norvegia, Svizzera. Recuperato dopo la premiazione, il film di Escalante è, a dir poco, insensato e dissennato nel suo raccontarci una vicenda di omofobia ed omosessualità occulta, in un contesto sociale, peraltro ben delineato, cercando di coniugarlo con l’inconoscibile ed una sorta di horror vagamente misticheggiante e legato ad innominabili possessioni.

Imbarazzante, durante il lungo discorso di Escalante, vedere l’altro premiato, come in attesa in coda, ma da vecchio marpione, Konchalovsky, se l’è cavata egregiamente con un conciso discorsetto nel suo pittoresco italiano. La Coppa Volpi per la migliore attrica è andata ad Emma Stone per La La Land, riconoscimento particolarmente immeritato, a mio avviso. Quella per l’interpretazione maschile ad Oscar Martinez, unanimemente apprezzato protagonista di El ciudadano ilustre. Un contentino a Jackie di Pablo Larrain con il premio alla migliore sceneggiatura, firmata da Noah Oppenheim. Trovo meritatissimo, invece, il Premio Mastroianni per l’attrice emergente a Paula Beer, protagonista dell’interessante Frantz di François Ozon. E poi una messe di premi maggiori e minori alle rassegne Orizzonti ed alla miriade di altre. Gran discorsi, grandi ringraziamenti a compagni, compagne, mariti, mogli, mamme, babbi, zie nonni, fratelli, sorelle… Forse anche cugini, un po’ il festival della stucchevolezza, ma, talvolta con qualche commozione sincera, e si vedeva. All’anno prossimo.

 

 

 

 

(11 settembre 2016)

 

 

 

 

 

 

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