Nuova illuminazione per Palazzo Besta, a Teglio, dimora rinascimentale tra le più insigni della Lombardia

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di Redazione, #Cultura

Illuminare è oggi un’arte, non delle più semplici ed in evoluzione rapidissima. Fuochi, candele, gas e petrolio sono lontani ere geologiche, le lampade ad incandescenza sono la Preistoria, il neon, il Medio Evo. L’attualità è una illuminotecnica miniaturizzata sino quasi a scomparire e a basso o bassissimo consumo energetico.

Quando poi si tratta di musei o dimore storiche a questo si aggiungono progettazione e realizzazioni sartoriali, tanto da utilizzare a ragione il termine “customizzazione”.

«Sono questi i criteri che hanno improntato il nuovo sistema illuminotecnico di Palazzo Besta, a Teglio», chiarisce Emanuela Daffra, Direttore regionale Musei Lombardia (Ministero della Cultura).

Il Palazzo, che rientra tra i musei statali affidati alla Direzione, è uno dei più affascinanti esempi di dimora rinascimentale in terra lombarda. Realizzato inglobando edifici preesistenti a partire dalla seconda metà del Quattrocento, presenta una grande varietà di ambienti, spazi e apparati decorativi. «Per la corte interna», ricorda il Direttore di Palazzo Besta, Stefania Bossi, «caratterizzata dalla perfetta proporzione degli spazi e dalla ricchezza della decorazione pittorica, si è lavorato per armonizzare i livelli di illuminamento delle facciate con quelli del porticato e del loggiato sovrastante, che costituiscono importanti quinte architettoniche, così da valorizzare l’armonia dell’ambiente e delle sue proporzioni.

Per le sale interne, invece, si è perseguita una maggiore omogeneità di illuminamento senza variazioni eccessive nel percorso di visita, in maniera da garantire sempre il comfort visivo e favorire il rapporto tra opera e visitatore. Per i locali più complessi, come il vasto Salone d’Onore caratterizzato dalla decorazione ad affresco ispirata all’Orlando Furioso, sono stati studiati scenari personalizzati per ottimizzare l’ambientazione luminosa nei volumi architettonici e sulle superfici, tenendo presente i differenti utilizzi. Grande attenzione si è posta, naturalmente, al rispetto delle superfici decorate».

«La varietà e ricchezza di contenuti, l’eterogeneità dell’architettura e degli ambienti, hanno richiesto soluzioni “su misura” e hanno spesso costretto i tecnici a progettare corpi illuminanti non presenti sul mercato, che dialogassero perfettamente – per forme, geometrie, dimensioni – con i differenti spazi», chiosa Emanuela Daffra, che sottolinea ancora come «questo lungo intervento – per il quale sono stati investiti, in due tranche, oltre 215.000 euro –  ha perseguito un obiettivo complesso: coniugare sostenibilità, riduzione dell’inquinamento luminoso, migliore e più piacevole lettura dei valori architettonici e decorativi. Attendiamo ora anche il giudizio dei nostri visitatori».

 

(7 maggio 2021)

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