Hideshi Kibi, il musicista di strada del Sol Levante

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foto: Yogo Uchida

di Giuseppe Sciarra

Hideshi Kibi è un artista giapponese che vive a Roma da anni e che è ormai una presenza fissa a ponte Sisto, dove con la sua fisarmonica ha ravvivato il passaggio della moltitudine di romani e turisti che visitano la città più bella del mondo. L’abbiamo intervistato per parlare della sua scelta di esibirsi su un ponte storico della capitale che collega le due rive del fiume Tevere fra via del Pettinari e piazza Trilussa, cuore del quartiere Trastevere.

Perché ha deciso di essere un artista di strada? É l’unico a suonare a Ponte Sisto?Amo il contatto con le persone. Quello diretto senza nessun intermediario e poi credo nella spontaneità della gente che mi vede per strada e che non paga un biglietto per vedermi ma semplicemente mi trova lì ad accoglierla con la mia fisarmonica e decide se fermarsi ad ascoltarmi o proseguire. Non sono l’unico a suonare qui. In realtà in questi tempi di crisi arrivano molti artisti che prima si esibivano nei locali a suonare sul ponte, c’è tanta concorrenza, ma è giusto che ci aiutiamo tra di noi e a volte cedo il mio posto perché sono una persona corretta e credo che sia giusto condividere con gli altri uno spazio in cui poter interagire con la gente regalando delle emozioni.

In quanto musicista di strada che ha a che fare col mondo della musica come viene visto dell’ambiente musicale? Ci sono dei pregiudizi o per assurdo un’ammirazione per quelli come lei?
L’ambiente lavorativo musicale è molto condizionato da standard molto rigidi che non permettono all’artista di esprimersi in tutti i modi che vorrebbe. C’è chi non riesce a estraniarsi da certi pregiudizi, ‘Suoni musica per strada e suoni per giunta la fisarmonica, non potrai fare che questo!’ Ma è un loro limite! C’è chi invece per fortuna mi stima proprio perché esco fuori da questi schemi. Personalmente mi lascio scivolare tutto. Sono orientale e la distanza serena dalle cose e dai giudizi altrui faccio in modo che non influenzi le mie scelte e la mia vita.

foto: Yogo Uchida

Com’è visto dalla società nipponica un artista di strada?
A Tokyo ci sono dei posti specifici dove l’artista di strada può prenotare la sua esibizione, quindi esiste proprio un sistema che regolamenta il lavoro di questa categoria con tanto di promozione tramite social media come facebook o instagram. Ciò da una parte ha dato più spazio agli artisti di strada, ma temo che in questo modo si perda quella spontaneità dell’improvvisazione e del suonare in uno spazio che ti sei conquistato e che hai fatto diventare tuo. Viene così a mancare quella differenza tra strada e palcoscenico e anche la musica ne risente, sprigiona un’energia diversa, meno anarchica e ribelle e più studiata a tavolino per fare presa sul pubblico secondo i classici schemi prestabiliti.

Lei si esibisce ogni giorno su ponte Sisto, perché la scelta di questo luogo? Che legame ha con questo punto di Roma?
In realtà mi esibisco solo il sabato e la domenica. Ho provato a suonare in vari posti, ma sul ponte Sisto la gente è più calorosa: trovi sia i romani, sia la gente che viene da tutto il mondo e io amo il paesaggio incorniciato dal lungotevere, non potrei trovare luogo migliore per le mie esibizioni. Poi mi piace l’idea di dover suonare in un ponte ossia in un punto di collegamento tra un luogo e un altro, tra una realtà e un’altra realtà. Così mi sento un musicista che suona la sua musica in una terra di mezzo, di passaggio, dove la gente viene e va con le sue gioie, i suoi dolori e i propri pensieri e durante questo passaggio mi lascia qualcosa di sé.

Ci sono degli episodi che può raccontarci riguardanti il suo lavoro? Magari degli incontri speciali…
Ho conosciuto tantissime persone con le quali ho stretto un rapporto stupendo. In particolare vorrei ricordare Bernardo Bertolucci, il maestro passava spesso qui per ascoltarmi. Mi ha sempre detto che stimava la mia arte e che un giorno avrebbe voluto fare un film con le mie musiche se ne avesse avuto l’occasione. Purtroppo non è stato possibile. Ho sempre adorato il cinema di Bertolucci e avrei musicato volentieri per lui un intero film con la sola fisarmonica, uno strumento che viene molto snobbato e ritenuto poco pop e alla moda. Il cinema è più aperto a certi strumenti e mi avrebbe dato la possibilità di potermi mettere in gioco per una platea più vasta. Peccato.

Se un musicista di strada occupasse abusivamente il suo posto come reagirebbe? Hai mai assistito ha dei conflitti sullo spazio da occupare tra artisti di strada?
La mattina presto sono solo, poi intorno a mezzogiorno cominciano ad arrivare molti artisti, ma siamo tutti amici, non si creano conflitti perché vogliamo solo esprimerci e possiamo anche farlo suonando insieme. La sensazione di poter comunicare con le persone solo attraverso la mia arte senza pregiudizi è davvero appagante, è un qualcosa di cui non potrei mai fare a meno. Questa cosa vale tanto per me quanto per i miei colleghi. La strada cambia tutto e non sempre in negativo, suggella anche legami importanti a discapito di quello che il luogo comune vuole farci credere e tutto questo se si è musicisti può essere solo che un vantaggio perché crea sinergie speciali tra noi e i nostri strumenti.

 

 

(12 marzo 2022)

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