di Giovanna Di Rosa
Il governo Meloni, detto anche dei mal di pancia, nasce costipatissimo e la cura ha due vie possibili: schiantarsi dalle risate o scendere in piazza tutti i giorni. E non si parla della piazza del mercato. Non è per sfiducia in Meloni, lei ci crede sul serio a quello che dice e a ciò che vuole fare, come dimostrano i suoi proclami in lingua spagnola ai consessi di Vox!, ma per la brigata di dinosauri che si è tirata dietro.
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Così se Salvini dice okay a Giorgetti all’Economia chiedendo alla premier in pectore di farsi carico di Giorgetti all’economia, che in italiano volgare è pagare pegno – cioè ti concedo Giorgetti anche se lo vedo come il fumo negli occhi, ma tu cosa mi dai in cambio – cercando di volare al ministero delle Infrastrutture così da poter dare il via al suo consueto succhiare voti dall’interno agli alleati, scagliandosi contro i migranti che sono l’unica cosa che gli resta, usando le azioni della Guardia costiera. Ma nessuno vuole Salvini tra i santissimi, nemmeno la Lega. Per Meloni quasi un film dell’orrore.
Dal mondo di color che furon sospesi ritorna così anche Berlusconi che mentre attende con piglio giovanilistico il suo momento, reclama il ministero della Giustizia per Forza Italia impallinandosi da lì, assai più facilmente, l’odiata Legge Severino che lo ha tolto di mezzo per diversi anni. Meloni non vede bene nemmeno quella storia lì, e i suoi di FdI la vedono anche peggio. Così il nascituro governo nasce incurabile (con la “r”) e con aspettativa di vita assai breve, con le prime misure improrogabili che andavano prese a giugno, e comincerà a lavorare [sic] a novembre se tutto va bene.
Davvero Legge Severino e poltrone a Salvini non dovrebbero essere le priorità, ma pare che da lì non si esca. Saremmo tentati di consigliare a Meloni un colpo di mano sfanculante, con piglio garbatellesco tutta la dinosaurocrazia e andando a cercare i voti giorno per giorno. Ma le destre unitarie e granitiche non sono coraggiose e gridano solo quando sono in gruppo.
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(12 ottobre 2022)
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