Robert Doisneau, Paris en Liberté a Genova fino al 26 gennaio

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Robert Doisneau 00di Emilio Campanella

La cartella stampa recita: una grande rassegna antologica, vero; duecento fotografie originali, altrettanto vero… Il problema è il luogo, di suo magnifico e forte, ma difficile per un allestimento espositivo, infatti consta di un salone colonnato con pilastri larghi e tozzi e di alcune sale parallele, architettura che  costituisce sempre un problema per i percorsi da seguire, siccome ci sono delle spezzature spaziali con cui fare i conti ed è molto impervio costruire un discorso coerente.

Se in altri casi il risultato è stato raggiunto e bene, in questo no. Non si è scelto un criterio tematico e neppure quello cronologico, per cui si saltabecca involontariamente da un luogo all’altro, da un’epoca ad un’altra, da un volto all’altro. Per fortuna le immagini sono molte, bellissime e note, per cui ci si orienta egualmente, ma ognuno a proprio modo, e non è evidentemente il criterio dei curatori che sono, come dire, sempre un po’ altrove. Tutto sommato è evidente il risultato di esposizione come adattata, peraltro dalle didascalie troppo piccole e scomode da decifrare, e dalle luci molto discutibili.

Io mi sono trovato in certi casi, come un po’ a casa: siccome molte sono le immagini della Parigi dei primi anni ’50, quella che mi raccontava mia madre quando ero bambino… quella stessa Parigi in cui sono nato e che talvolta riuscivo a ritrovare molti anni dopo grazie ad amici più grandi che la conoscevano bene e che in quegli anni l’avevano vissuta…

E’ anche la Parigi di Amelie, molto più recente, ma che ricostruiva proprio quella città sognata.

 

 

 

 

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