71ª Mostra del Cinema di Venezia, “Ghesseha” di Rakhshan Banietemad

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Mostra Cinema di Venezia 2014 - 00di Emilio Campanella

Ghesseha (Storie) di Rakhshan Banietemad per Venezia 71, è una specie di anello narrativo in cui molti personaggi sono collegati – non tutti e non perfettamente – alcuni si ritrovano, altri no. Un regista gira videotapes di interviste a persone di diversa estrazione sociale, in vari ambiti, o vorrebbe riuscirci.

Il film è uno spaccato di vita e di sofferenza a Teheran.

S’inizia con un taxista che carica una giovane donna con un bambino malato, in cui riconosce un’amica della sorella, scomparsa e che ora si prostituisce; va a casa della madre per prendere la bambina, siccome tanto lui quanto sua moglie sono costretti a lavorare, anche perchè lui ha combinato dei pasticci… E’ stato condannato, come quasi tutte le persone di cui seguiamo le vicende di fatica di vivere. Condannati come eversori, solo perchè lottavano per il diritto al lavoro, come il protagonista della penultima storia: picchiato dalla polizia mentre cercava di manifestare davanti alla fabbrica contro i licenziamenti.Senza lavoro, è “mantenuto” dalla moglie e la sua sofferenza è enorme, privato del ruolo per cui è stato educato.

Nell’ultimo episodio un dialogo complicato e macchinoso nasconde un desiderio d’amore da parte di un giovane uomo che non riesce a sbloccarsi per esprimere il sentimento; la conversazione è estenuante e senza uscita, un dialogo come fra persone che parlino lingue diversissime.

Direi ch’è un tratto precipuo del cinema iraniano, questo cogliere l’impossibilità di dialogo fra uomo e donna, su posizioni inconciliabili, con il tentativo delle donne di discutere ed esporre i problemi che si scontra contro una posizione maschile di totale chiusura. Si veda il rapporto fra il marito violento e la moglie da lui sfigurata, fuori dalla casa protette.

Sono solo tre vicende delle molte raccontate, che si concludono con il regista cui è stata restituita la videocamera sequestrata alla manifestazione cui era presente l’operaio di cui ho parlato. Continuerà a girare, a testimoniare, nella speranza di poter mostrare il suo lavoro, chissà quando… E’ la storia della regista che mostra quello che le sta intorno: corruzione, violenza politica, condanne ingiuste, morti in carcere, suicidi…

Nel corso degli anni ha girato dei corti, dopo complicatissime procedure per ottenere permessi… Li ha poi assemblati, e per questo qualche collegamento non è perfetto, per quanto coerentissima sia l’idea che sta alla base del lavoro e credibilissimi gli attori.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(28 agosto 2014)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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