Henri Cartier Bresson a Roma, retrospettiva di un genio del ‘900

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Henri Cartier - Bresson 00di Giorgia Trinelli

Cosa dire di fronte a un’immagine del genio della fotografia Henri Cartier Bresson? Nulla, le parole risultano superflue.

La fotografia dice tutto, racconta il dettaglio con la semplicità del genio. L’emozione di un momento rapito in una fotografia. La descrizione di una storia , di una vita, in un’attimo. Tutto accade prima e dopo, ma, tutto accade in quell’istante.

Guerra, amore, passione, attesa. E’ il “carpe diem” fotografico in cui anche il colore non serve, distoglierebbe anzi toglierebbe all’immagine il calore della narrazione.

In un racconto immediato di chiaro scuro parlante, in un attimo di ombre e luci silenziose che catturano l’anima di chi osserva.

Un click lungo come l’eternità e breve come un’attimo.

Ritratti essenziali in cui la bellezza dei tratti scompare per dare voce all’anima.

In una delle tante biografie che lo celebrano (“Henri Cartier Bresson, Biografia di uno sguardo” di Pierre Assouline) l’autore dice: “Un uomo divenuto famoso per il suo sapere cogliere di sorpresa la vita da dietro un mirino ,quando di solito accade il contrario”.

Tutto nella sua arte pare assolutamente spontaneo, anche se dietro a ogni scatto si celano una maniacale ossessione per l’impeccabile geometria compositiva, la conseguente avversione per il taglio anche millimetrico dell’originale, dall’idiosincrasia nei confronti del flash che considera un’oscenità, all’attendere ore e ore il momento giusto per scattare l’immagine giusta.

Al fare personale la frase di Delacroix secondo cui “la vera e grande arte consiste nel colorare i grigi”.

A dieci anni dalla scomparsa Roma lo celebra con una grande retrospettiva dal 26 settembre al 6 gennaio 2015 al Museo dell’Ara Pacis.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(1 settembre 2014)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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