Il nuovo disco di Franco Baggiani, Divergent Directions

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Franco Baggianidi Gaiaitalia.com

 

 

 

 

 

“Sono tornato con un quintetto che rievoca i quartetti di Ornette Coleman, il trio Air, gli Art Ensemble. Quando manca lo strumento armonico come il pianoforte automaticamente il sound assume dei colori particolari, curo molto la strumentazione in funzione del risultato finale, che in questo caso è molto più asciutto e leggibile rispetto al mio disco precedente. L’effetto “giungla” resta, ma il suono si sposta verso un idioma più vicino al mix fra free jazz storico e musica contemporanea del ‘900″. Dopo il successo di Memories Of Always, uno dei più apprezzati album del 2014, forte di una band ampia che si esprimeva nel linguaggio elettrico free-funk alla Miles Davis, Franco Baggiani torna con un attesissimo nuovo album, il quattordicesimo della sua lunga carriera: Divergent Directions, ancora una volta pubblicato da Sound Records.
Trombettista di lungo corso, sempre camaleontico e aperto a nuove esperienze nel mondo del jazz italiano e straniero, Franco Baggiani aggiunge alla propria discografia un lavoro ambizioso, che riassume nella metafora del titolo – direzioni divergenti… – l’idea compositiva e musicale dell’artista fiorentino. “L’improvvisazione è sempre preponderante, anche se questa volta c’è più scrittura rispetto a Memories, la differenza fondamentale sta nel colore, sicuramente più scuro e maggiormente introspettivo, si riascolta di tanto in tanto l’andamento in quattro che era scomparso nei lavori scorsi e la formula del quintetto ‘pianoless’ mi ha portato naturalmente verso un suono generale più vicino a quello delle avanguardie storiche”.
Rispetto all’ampio ensemble di MemoriesDivergent Directions vede Baggiani alla conduzione di un nucleo più ristretto, un quintetto con Giacomo Downie, Michele Staino, Fabio Ferrini e Alberto Rosadini, che reinventa un jazz di frontiera in cui emergono le influenze dell’autore, dal free alla musica seriale del Novecento. Brani lunghi e fitti in cui il reticolo strumentale lascia spazio ad ampie porzioni di improvvisazione in una testimonianza “nuda e cruda”, senza interventi successivi, della seduta in studio del 13 aprile 2015.
(14 ottobre 2015)
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