Emilio Campanella vista il Giardino della Biodiversità

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ORTO BOTANICO PADOVAdi Emilio Campanella

Come ormai tutti sanno, lunedi 16 Settembre e’ stato presentato alla stampa ed inaugurato il nuovo GIARDINO DELLA BIODIVERSITA’ annesso allo storico Orto Botanico di Padova. Una scommessa vinta, quella di affiancare all’antico luogo di studi e piaceri estetico botanici dell’ Università patavina un edificio avveniristico incastonato fra meraviglie architettoniche della citta’: la Basilica del Santo, Prato della Valle e la Basilica di S.Giustina, anch’essa all’ordine del giorno per la pala veronesiana che custodisce, date le numerose celebrazioni dedicate a Paolo Caliari. La nuova costruzione che sembra fatta solo di luce, sorge al posto di un centro sportivo, ed in conferenza stampa si e’ taciuto delle polemiche che hanno accompagnato il progetto.

Certo, per gli abitanti delle case adiacenti, la preoccupazione dev’ essere stata forte, ma alla luce dei risultati, la luminosa e trasparente costruzione sembra essere leggerissima, nonostante i suoi 100 metri di lunghezza, per 18 di altezza, una grande serra attraverso cui si vedono le piante, e pare quasi non avere le pareti bianche, tante sono le parti trasparenti che la compongono. Le cinque sezioni in cui si divide il percorso espositivo rappresentano altrettanti ambienti e pannelli informativi seguono il rapporto dell’uomo con le piante, dalle epoche più antiche della sua storia. Si alternano spazi più ampi e più raccolti cui si accede da terrazze sia interne che esterne; “finestre alla veneziana” mosse dall’esigenza delle piante stesse, costituiscono una delle meraviglie tecnologiche dell’edificio che raccoglie l’energia solare attraverso cuscinetti di Etilene Tetrafluiroetilene (ETFE)  e ricicla l’acqua che occorre alla sopravvivenza dei vegetali. All’esterno, stagni, bacini e cascate quasi alla Franck Lloyd Wright…

Insomma, entrando nell’Orto Botanico storico, il più antico al mondo, rimasto nel luogo della sua originaria costituzione dal 1545, parco affascinante che colpì Wolfgang Goethe con la sua antica palma del 1585, che ovviamente ancora si ammira, così come il Gingko del 1750, la Magnolia del 1786 ed il Cedro dell’Himalaya del 1828…

Dopo essersi beati di tali e tante meraviglie, dopo aver sostato accanto alla Fontana delle Quattro Stagioni, fra i vialetti ombrosi, se ne scorge uno misterioso, si passa un ponticello su un ruscelletto, ci si trova fra strette quinte verdi, ed ecco apparire nelo spazio e nella luce il nuovo edificio ed alle sue spalle le cupole di S.Giustina…

Scenograficamente vincente!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(20 settembre 2014)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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