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L’Arte vista da Emilio Campanella: Schermo Intero su Ippolito Caffi

Ippolito Caffidi Emilio Campanella

 

 

 

 

 

 

 

 

Ci eravamo lasciati lo scorso anno  al Castello di Miramare a Trieste, concludendo il resoconto della bella mostra introduttiva: Ippolito Caffi fra Italia e Oriente (8 luglio/8 dicembre 2015), e ci ritroviamo adesso al Museo Correr di Venezia per Ippolito Caffi fra Venezia e l’Oriente 1809-1866, mostra anche questa curata da Annalisa Scarpa, corredata dal puntualissimo catalogo pubblicato da Marsilio, e che si potrà visitare fino al 20 novembre prossimo. Il lungo lasso di tempo è dovuto al fatto che tutte le opere esposte fanno parte delle collezioni dei Musei Civici Veneziani, l’intero lascito della vedova del pittore, e che nella quasi totale interezza viene esposto in occasione del centocinquantenario della morte dell’artista. Per non ripetermi, rimando al mio articolo dello scorso anno, in occasione della piccola mostra triestina, di cui questa è l’allargamento, come quando un obiettivo cinematografico passa gradualmente da un particolare a svelare un’intera, molto ampia scena. E questo non solo per il numero dei dipinti esposti: centocinquantasette, come da catalogo, di vari formati e su vari temi. Peraltro, come si sa, si tratta di vedute di città visitate, abitate, vissute, amate, colte con una speciale capacità di fotografare (il termine non è scelto a caso) la speciale luce di ognuna.

Ippolito Caffi era vedutista precisissimo e cristallino tanto nelle immagini fredde della neve, come in quelle dei notturni illuminati da fiaccole o da fuochi artificiali, ma anche da incendi. Morbido ed al tempo stesso finissimo nel tratto per quelle di mare, siano esse di Genova, Nizza o Napoli. Ancora differente, certo, Venezia, colta in ogni stagione, in ogni ora del giorno e della notte, e poi l’Oriente favoleggiato, sognato e porto ai committenti con una immediatezza, una sapienza di composizione ed una tavolozza così varia e solo sua. Come dimenticare, poi, Roma nella felice capacità di renderne i colori caldi delle pietre antiche, come quelli dei muri “nuovi”, certe chiese sonnacchiose e sornione, le feste notturne, il carattere tipicamente romano e l’amore locale per le feste popolari, appunto; quindi anche vivaci figure animano le scene, ma senza mai cadere nel facile bozzettismo.

L’esposizione segue in andamento tematico-cronologico-biografico, introdotto, nella prima sala informativa, da una grande carta geografica che riporta i luoghi e gli spostamenti. Di seguito le sale con pannelli sintetici e le ideali sezioni: Venezia, rifugio dell’anima; Roma, maestra di prospettiva, di seguito Napoli; Fascino delle sirene d’Oriente (Atene, Costantinopoli, Egitto, Gerusalemme, Siria, Asia Minore); Le città dell’esilio: Genova, Pallanza, Ginevra, Novara, Torino, Nizza, Parigi. Come dire, un grand tour d’artista per motivi e professionali e politici.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(3 giugno 2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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